Le scommesse telematiche in pieno boom

Ma lo Stato deve intervenire per riportare la legalità nel rispetto del bando

È sempre in rialzo il mercato delle scommesse sportive: nel primo quadrimestre di quest’anno il movimento generale è stato pari a 857 milioni (contro i 748 raccolti nel corrispondente periodo dello scorso anno) con il telematico consolidatosi sopra il 38%. In percentuale la crescita è di quasi il 15%. L’aumento è ancora più sostanzioso considerando che ad aprile sono state effettuate scommesse a quota fissa per 258 milioni, oltre il 37% in più di quanto giocato (188 milioni) nello stesso mese del 2006. Secondo gli analisti l’evoluzione del mercato è così interessante che dovrebbe portare a un nuovo record nonostante il mancato svolgimento di Europei o Mondiali di calcio, che rappresenta una costante degli anni pari.
Ma è ancora il telematico a finire in vetrina in base ai dati del primo quadrimestre che, su base nazionale, mostrano un incremento del 68,50% con una raccolta di 342 milioni rispetto ai 213 dell’analogo periodo del 2006. Leggera la flessione nelle agenzie con una raccolta di 515 milioni rispetto ai 535 dell’anno scorso: -3,73%. Quasi impercettibile il calo nei punti Snai, che da soli hanno veicolato il 67,5% delle giocate sul territorio da gennaio ad aprile: 350 milioni raccolti nei primi quattro mesi del 2007, 355 nello stesso periodo dell’anno prima, in percentuale -1,53%. È pressoché analogo alla media nazionale l’incremento del gioco a distanza, pari al 66,19%, facendo un raffronto fra il movimento del 2007 (30 milioni) e quello del 2006 (18). C’è tuttavia da domandarsi se si tratta di telematico vero, fatto da casa o dall’ufficio, o di telematico di strada, svolto presso i cosiddetti punti di commercializzazione. Dove la legge permette di aprire conti di gioco ed effettuare ricariche, ma vieta le scommesse. Se le cose stanno così, e non c’è motivo di dubitarne in base alle denunce di alcuni operatori, lo Stato deve intervenire per riportare la legalità e riconoscere la legittimità del bando appena chiuso. Altrimenti si crea confusione, la confusione porta all’abuso e l’abuso sconfina nell’anarchia. Senza dimenticare che la liberalizzazione, auspicata dai furbi di turno, cozza contro la volontà espressa da Aams a parole e con i fatti. Se nei punti di apertura e ricarica dei conti di gioco si scommette, a cosa servono i corner pagati e anche strapagati da chi ha partecipato al bando? La soluzione è a portata di mano. Basterebbe che il sistema interbancario veicolasse le somme vinte nelle normali carte di credito, quelle che si possono avere e ricaricare solo in banca, per risolvere il problema. Nel frattempo è indispensabile e urgente un’operazione di controllo e bonifica. Perché una cosa è il gioco, un’altra la commercializzazione delle carte di gioco.