Scomodo Miller: «Quelle pilloline di Armstrong...»

L’americano torna sul doping accusando il campione di ciclismo e Bonds, ex re del baseball

Maria Rosa Quario

Bode Miller ha deciso di disertare le gare di questo fine settimana per riposare, per stare tranquillo, per stare al caldo a giocare a golf con suo fratello Chelone, ripresosi bene dopo il grave incidente di moto dello scorso ottobre. Ma se così facendo sperava di togliersi da sotto i riflettori, si sbagliava.
A Garmisch Partenkirchen oggi si corre la discesa, prima gara di coppa che non lo vedrà al via dopo 136 partenze consecutive, ma più che di Walchhofer, di Raich, di Rahlves o di Maier si parla tanto per cambiare di lui e dell’intervista rilasciata alla rivista Usa Rolling Stone in cui ritorna sul tema del doping. Stavolta lo fa in modo ancor più esplicito del solito, con nomi e cognomi di atleti che secondo lui sfuggono ai controlli, definiti ancora una volta «scadenti e bizzarri». «Se vuoi barare puoi farlo, Barry Bonds e altri ragazzi sanno bene come fare, ci sono un sacco di vie d’uscita». Il primo grande nome chiamato in causa è quello di una delle stelle della Major League di baseball. Ma non è finita: «Dicono che per essere considerati colpevoli di doping ci debba essere volontarietà da parte degli atleti, ma allora per evitare problemi basta fare come Lance Armstrong e gli altri che ogni mattina prendono dal loro medico una scatoletta di pillole e le ingoiano, senza sapere cosa sono».
Miller ancora una volta ha lanciato un sasso, al momento non si registrano repliche da parte degli atleti accusati, due che del resto sono abituati ad incassare senza battere ciglio. Bonds è stato infatti coinvolto nello scandalo Balco che ha messo sotto sopra lo sport statunitense e non solo, mentre da anni sospetti di doping aleggiano su Armstrong, non ultimi quelli alimentati dalle rivelazioni del quotidiano francese l’Equipe riguardo a un suo test positivo al Tour del ’99.
Ma Bode Miller cosa sa veramente di tutte queste storie? È solo uno dei tanti che sospettano, che hanno dubbi, che non si fidano, che soppesano ogni risultato sportivo con il bilancino prima di dargli credito o è davvero un atleta con in mano prove che giustificano le sue dichiarazioni? Fosse buona la prima, allora ancora una volta Bode avrebbe commesso un errore, perché sparare nel mucchio non ha senso, serve solo ad alimentare i sospetti e a screditare lo sport, tutto. Se invece fosse vera la seconda ipotesi, allora sarebbe ora che l’americano uscisse una volta per tutte allo scoperto e parlasse a lungo per raccontare quello che sa, per togliere quel velo di omertà che, salvo rare eccezioni, avvolge il mondo dello sport quando si parla di doping.
Argomento che senza dubbio è uno dei suoi preferiti, visto che in questo suo inverno di esternazioni è stato il più gettonato. Senza pentimenti, senza scuse, senza peli sulla lingua.
E mentre auguriamo a Bode Miller un bel sabato di drive e di put e di verde e di caldo, pensiamo anche ai suoi colleghi impegnati sulla difficile Kreuzeck di Garmisch, una discesa oggi e un superG domani, 200 punti di coppa del mondo in palio per togliere a Miller ogni possibile speranza di vittoria finale, cosa che del resto ha già fatto lui da solo disertando l’appuntamento. Dopo il miglior tempo di Kristian Ghedina nella prova di giovedì, ieri l’allenamento cronometrato ha rimescolato le carte in tavola e tutti i big hanno giocato a nascondino frenando davanti al traguardo per evitare i numeri di partenza più alti. Ottima impressione hanno destato Rahlves e Maier, ma anche Peter Fill, secondo assoluto, e Kristian Ghedina, che nonostante un salto con spaccata davanti al traguardo ha fatto il decimo tempo.