Scomparsa ancora dal foyer la targa di Albertini

Non è la prima volta che misteriosamente viene rimossa

È scomparsa ancora una volta e nel momento più importante per la Scala, il giorno della prima. L’assente ingiustificata è la targa con il nome dell’ex sindaco, Gabriele Albertini, ricordato come colui che ha ristrutturato e riportato a nuova luce il Piermarini. La rinascita della Scala è forse l’opera di cui Albertini va più fiero e certamente non gli farà piacere sapere che al posto della targa ora c’è una prosaica scritta che recita: «Vietato fumare».
Non è la prima volta che accade. Nel maggio scorso, quando il suo mandato era agli sgoccioli ma non ancora scaduto, qualcuno alla Scala aveva tentato il blitz. Ma alla fine la targa che ricorda i lavori di ricostruzione del teatro era tornata al suo posto. Adesso che l’ex sindaco non è più sindaco, la targa è di nuovo scomparsa, sostituita dal vecchio «Vietato fumare» che fa bella mostra di sé nel vestibolo tra il foyer e la sala.
Un presenzialismo sui generis, quello di Gabriele Albertini, che va ben oltre la mondanità, tanto che l’ex sindaco ha rinunciato al suo invito per la prima dell’Aida di Franco Zeffirelli per far largo ad altri ospiti rimasti senza biglietto. Con grande difficoltà, invece, rinuncerebbe a lasciar traccia di sé nel teatro di cui va tanto orgoglioso.
Albertini ha fatto installare ventuno targhe sulle opere da lui realizzate e questa gli è particolarmente cara. Non è un puntiglio, ma una volontà chiara e ben motivata al tempo della prima scomparsa: «È più importante fare che dire e le targhe sono la firma dell’opera compiuta, un po’ come la firma dell’autore in un romanzo. Noi abbiamo l’orgoglio di poter dire che abbiamo fatto qualcosa che mai era stato fatto in cinquant’anni e sfidiamo chi verrà nei prossimi cinquant’anni a fare altrettanto». Chi lo conosce, immagina quel che lui pensa adesso e cioè che ci sia una ragione politica dietro questa damnatio memoriae. Il dubbio sorge spontaneo: che in ambienti culturalmente di sinistra si faccia fatica a accettare un restauro di centrodestra?