È scomparsa la scrittrice Magda Szabò

Si racconta che si sia avviata all’ultimo sonno mentre stava leggendo, in sintonia estrema con quei libri che tanto amava e che tanto hanno segnato la sua esistenza. È morta così Magda Szabò, la più significativa scrittrice ungherese del Novecento. Si è spenta l’altra sera a novant’anni nella sua abitazione vicino a Budapest. I suoi libri sono stati letti da generazioni di lettori e tradotti in oltre quaranta paesi. Lo scorso ottobre a Roma aveva ricevuto il premio Anfora centroeuropea. La sua carriera letteraria inizialmente non era stata facile. Durante il primo decennio del comunismo, fino al 1958, il regime aveva vietato la pubblicazione delle sue opere. In seguito ha pubblicato romanzi, poesie, opere teatrali. Poi in patria ha ricevuto tutti i premi possibili: dal premio Kossuth nel 1978 al premio Corvina nel 2001. In Francia ha ottenuto il premio Femina per il romanzo La porta che racconta la storia di una domestica sfortunata e durissima. Romanzo pubblicato proprio quest’anno in Italia da Einaudi, che l’anno scorso aveva anche fatto conoscere La ballata di Iza (2006). «Tutti l’abbiamo amata e onorata, abbiamo assaporato le sue storie, e imparato i valori veri, le idee pulite dalle sue opere», ha scritto ieri il quotidiano Nepszabadsag. In Europa la fama di Magda Szabò ebbe inizio grazie a Herman Hesse, che ne fece tradurre e pubblicare in Germania nel 1959 «Affresco», tuttora considerato come uno dei capolavori europei. In generale, si può affermare che la letteratura di Magda Szabò si sia sviluppata attingendo alla vena lirico-intimista che si snoda lungo le grandi linee del ricordo, spesso autobiografico, pur mantenendo una solida struttura narrativa.