La «scomunica» del vescovo Grillo «Si candidano? Sono due matti...»

Il monsignore: «In ogni caso avrebbero pochi seguaci». Categorico il cardinale di Genova, Bertone: «Di norma a un religioso non è consentito concorrere alle elezioni politiche»

Alessandra Lotti

da Milano

«Don Andrea Gallo e don Vitaliano della Sala pensano alla candidatura? Sono i soliti due matti...». Monsignor Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia, già conosciuto dalle cronache per le lacrime della Madonnina di Pantano, località che ricade sotto la sua diocesi, commenta così dalla lontana Romania quanto apprende dalla voce della cronista: la possibilità che il sacerdote genovese don Gallo e il prete irpino ribelle don Vitaliano scendano in campo per le primarie dell’Unione. Entrambi vicini al movimento «disobbediente» di Luca Casarini e compagni, si sarebbero fatti in questi giorni «seriamente» catturare dall’idea, proposta dal leader dei no global.
Monsignor Grillo parla da un telefono cellulare, si trova da qualche settimana in una comunità della congregazione del Cuore Immacolato di Maria, a circa 350 chilometri da Bucarest. Il tono della voce è pacato e, nell’apprendere la notizia della «vocazione» politica dei due sacerdoti sembra quasi scuotere la testa. «Non sapevo niente di questa cosa, sono all’estero e qui certe notizie non arrivano. Se la cosa risultasse vera, non ci sarebbe d’altronde da stupirsi troppo». «Quei due - pare aggiungere con fare paterno - sono proprio due matti... Ma del resto sono stati sempre così...».
Il tono è comprensivo, quello di chi per missione è abituato a comprendere e perdonare, sempre. Però un giudizio personale monsignor Grillo ce l’ha e non lo nasconde. «Questa notizia - chiarisce - suona come una provocazione dei “soliti disturbatori”, a cui io non darei troppa importanza...» E del resto, come dargli torto? I due alle rispettive curie di appartenenza hanno tolto già in passato più di una notte di sonno, tanto che tre anni fa il «ribelle» don Vitaliano della Sala venne rimosso dal vescovo di Montevergine, località dell’Avellinese, dalla sua parrocchia, quella di Sant’Angelo a Scala. Monsignor Grillo ripete più volte il concetto: «Non bisogna dare troppa importanza a questa notizia. I due, del resto, li conosciamo già. E comunque - suggerisce il vescovo facendo intendere non certo un successo dell’intera operazione elettorale - hanno pochi seguaci. Loro fanno parte di una certa Chiesa del dissenso, ma politicamente non so come possa tradursi questa cosa...». Insomma, un fuoco di paglia. Che però ha colto in contropiede il cardinale di Genova Tarcisio Bertone, diretto superiore del «prete di strada» don Andrea Gallo che, intanto dal suo quartier generale, la comunità di San Benedetto al Porto a Genova, dice e non dice, allude ma non conferma, sta insomma al gioco del «corteggiamento».
Il cardinal Bertone rientra stasera da Colonia e subito «verificherà l’attendibilità di tutto quanto annunciato». In un intervento apparso ieri su La Stampa il porporato aveva comunque lasciato pochi dubbi sulla possibilità di candidatura di don Gallo: «Non è consentito, di norma, a un sacerdote partecipare come candidato a elezioni politiche». Un fuoco di paglia, appunto.