«Scomunicato chi fa esperimenti sugli embrioni»

Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia: «Niente comunione per i politici cattolici che approvano le leggi contrarie alla vita»

Andrea Tornielli

da Roma

A pochi giorni dall’incontro internazionale delle famiglie in Spagna, il cardinale Alfonso Lopez Trujillo conferma la linea della fermezza della Chiesa sulla morale e la bioetica. In una intervista al settimanale Famiglia Cristiana, il combattivo porporato, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ricorda che chi pratica l’aborto viene scomunicato e annuncia l’estensione della stessa scomunica anche per chi fa ricerca e compie esperimenti sulle cellule embrionali distruggendole o sacrificandole.
Trujillo ha spiegato che oggi alcuni «delitti» stanno «diventando diritti» e che ciò «sta accadendo con l’aborto»: «La vita non è più sacra, intoccabile, ma è diventata cosa flessibile nelle mani dell’uomo, che può decidere addirittura quando comincia e quando finisce». Alla domanda se ci sia ancora la scomunica per l’aborto il cardinale conferma di «sì, colpisce - specifica - la madre, il medico, gli infermieri, il padre se è d’accordo». «La stessa cosa vale», ha aggiunto con toni ultimativi, per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. «È la stessa cosa. Distruggere l’embrione - rileva - equivale all’aborto. E la scomunica vale per la donna, i medici, i ricercatori che eliminano l’embrione». Anche se il caso specifico della manipolazione e dell’eliminazione degli embrioni non è contemplato nel Codice di Diritto canonico, Trujillo estende la pena della scomunica all’ambito della sperimentazione sulle cellule embrionali, nel caso questa porti al sacrificio dell’embrione stesso.
Nell’intervista il porporato ha quindi ribadito che i «politici se sono credenti devono dimostrare la coerenza con i loro atti. Secondo me – ha affermato - se approvano leggi inique e ingiuste che distruggono l’uomo e vanno contro Dio, va fatta una riflessione, perché essi non potrebbero accostarsi all’eucaristia». Il presidente del dicastero per la Famiglia ha detto poi che in Vaticano si teme «soprattutto che, di fronte alle legislazioni attuali, parlare di difesa della vita e dei diritti della famiglia stia diventando in alcune società una sorta di delitto contro lo Stato, una forma di disobbedienza al governo, una discriminazione contro le donne» per cui la Chiesa potrebbe persino finire davanti a qualche «Corte internazionale». Pur consapevole del fatto che «il dibattito sull’embrione ha radicalizzato lo scontro un po’ ovunque» Lopez Trujillo ha comunque tenuto a precisare che «la Chiesa non ha alcuna intenzione di avviare scontri di civiltà, né di ferire alcuno. Poniamo - spiega - un problema ai parlamenti di tutto il mondo: queste leggi si occupano del bene comune collettivo, oppure si tratta soltanto di favorire gli interessi di pochi?». Le parole del cardinale Trujillo sono state accolte con stupore dalla senatrice della Margherita Paola Binetti, che ha detto di condividerne i contenuti ma di essere stata sorpresa dai toni, che fanno passare l’idea di un Dio arrabbiato con gli uomini perché non in sintonia con lui».