Per sconfiggere la camorra Amato spegne i neomelodici

Ruggero Guarini

Molto ci consola sapere che fra le tante virtù che questo governo può sbandierare con comprensibile orgoglio c’è anche, anzi forse soprattutto, il rigore morale e culturale di Giuliano Amato. Il quale, tuttavia, mai come in questi ultimi giorni ci era sembrato degno del rispetto più incondizionato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della nostra stupefatta ammirazione è stato il momento in cui abbiamo appreso che quest’uomo non meno profondo che sottile, con la stessa passione con cui si è sempre occupato di questioni in fondo marginali come il futuro del socialismo, l’essenza del riformismo e il destino della sinistra, nonché col medesimo fervore con cui non cessa, da quando si è insediato al Viminale, di interessarsi a faccende anch’esse dopotutto inessenziali come l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, ha finalmente deciso di affrontare un argomento davvero epocale come il problema dell’avvenire della canzone napoletana. Che soprattutto per certe espressioni di quella corrente canora che i competenti dicono «neomelodica», a questo ministro di vaste vedute e di ancor più vasti interessi, sembra un po’ troppo affettuosa con la camorra.
Strepitoso lo stringatissimo motto con cui egli ha posto e risolto la delicata questione. «Se il nostro piano contro la camorra avrà successo – ha detto – i neomelodici dovranno cantare altre canzoni». Quale sobrio vigore in questo enunciato che nella sua severa concisione lascia intravedere una perfetta conoscenza degli aspetti insieme musicali e criminali della materia... Quale risoluta fermezza in questo avvertimento volto a indurre i cantanti partenopei a prepararsi a ricevere molto presto, presumibilmente su carta intestata del ministero dell’Interno, l’ordine ufficiale di cambiare musica... Una cosa tuttavia non si capisce bene: per quale oscura ragione il ministro Amato non ha avvertito l’opportunità di conferire al suo discorso di Napoli una maggiore efficacia minatoria annunciando, tanto per cominciare, la cancellazione immediata, dall’elenco delle canzoni napoletane approvate e consentite dall’attuale governo, di tutte quelle canzoni che lasciano trapelare sentimenti di più o meno aperta simpatia per la vecchia e nuova criminalità organizzata?
Suvvia, ministro Amato: emetta subito un’ordinanza indicando ai cantanti napoletani la lista di tutte quelle canzoni che da ora in poi, a causa del loro impliciti o espliciti ammicchi alla camorra, non sarà più permesso cantare. Le suggerisco subito un titolo: Guapparia, di Libero Bovio. Che contiene molti versi che, come certo lei non ignora, altro non sono che una manifesta apologia di ogni possibile forma di vita malavitosa. Le ricordo la strofa più infame: «Quanno se ne venette a’ parta mia | ero ‘o cchiù guappo ’e vascio ’a Sanità. | Mo’ c’aggio perzo tutta ’a guapparìa | cacciatemmenne ’a dint’ ’a suggità... | Scetàteve, guagliune 'e malavita!». Vada comunque avanti e passerà alla storia come il riformista che non essendo riuscito a riformare l’Italia riuscì tuttavia a riformare la festa di Piedigrotta...
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