Sconfitta e rinascita Così il Cavaliere resta sempre in sella

La beffa delle elezioni perse per un pugno di voti, il recupero nei consensi, il malore e l’intervento al cuore. Cronaca di un anno vissuto senza mai risparmiarsi

da Roma

È il «comeback kid» della politica italiana, per dirla con la definizione che in un recente passato venne coniata per Bill Clinton. L’uomo che si rialza ogni volta che cade a terra, il politico di cui si parla sempre precocemente all’imperfetto ma che poi riconquista in scioltezza il tempo presente, infischiandosene delle maledizioni e delle ossessioni della sinistra, di una furia iconoclasta probabilmente senza precedenti in Italia.
E’ Silvio Berlusconi il «protagonista del 2006», secondo il sondaggio di Renato Mannheimer per SkyTg24, il leader che sembra aver stretto un nuovo patto di sangue con gli italiani, alla fine di un anno vissuto pericolosamente e sempre sul filo del rasoio, senza mai risparmiarsi. Dodici mesi in chiaroscuro, segnati dalla conclusione di un’avventura di governo durata una intera legislatura, un «unicum» nella storia repubblicana. Ma anche dalla cocente sconfitta elettorale del 9 e 10 aprile, con la beffa dei 24mila voti di scarto alla Camera e l’incredibile autogol del voto agli italiani all’estero.
La campagna elettorale. Il battesimo ufficiale di una campagna lunghissima, passionale ed esasperata avviene il 25 febbraio al PalaMazda. Un comizio di due ore in cui Berlusconi denuncia «l’intreccio di potere fra giunte rosse, cooperative rosse, magistratura rossa e quel partito che è sempre lo stesso».
Il discorso al Congresso. Il primo marzo il presidente del Consiglio italiano parla davanti il Congresso statunitense riunito in sessione plenaria. Un intervento che suscita il plauso della stampa statunitense, gli elogi di Hillary Clinton e i complimenti dell’influente senatore liberal Patrick Leahy. Il giorno dopo la fondazione Intrepid gli assegna il «Freedom award». «Sarà la mia corazza per le prossime battaglie» scherza Berlusconi.
I duelli televisivi. Il 14 marzo e il 3 aprile vanno in scena i faccia a faccia tra i due candidati premier. Nel mezzo c’è il Berlusconi-show a Confindustria, che accende il fuoco della rimonta, e anche la famosa battuta sui «coglioni», pronunciata il 4 aprile. Il 9 e il 10 aprile si va alle urne con un verdetto di sostanziale pareggio, con la Cdl che conquista più voti dell’Unione nel saldo complessivo tra Camera e Senato ma viene penalizzata dalla legge elettorale che la condanna all’opposizione.
Il riposo in Sardegna e la «depressione». Berlusconi si concede un lungo periodo di riposo in Sardegna, interrotto solo dall’intervento il 28 agosto al Meeting di Cielle. E per la prima volta, a settembre, Berlusconi ammette pubblicamente quello che da tempo si vocifera negli ambienti azzurri. «Sì, dopo i risultati elettorali - confessa - ho avuto una fase di depressione molto profonda, seguita da un periodo di rigetto della politica, dei giornali e delle televisioni».
L’autunno «molisano». Il segnale che al leader di Forza Italia è tornata la voglia di fare politica arriva con le elezioni regionali molisane. Berlusconi per tre volte va a Campobasso e Isernia per sostenere la candidatura di Michele Iorio che, il 5 e il 6 novembre, conquista la vittoria contro Roberto Ruta.
La rimonta nei sondaggi. La luna di miele di Romano Prodi dura ben poco e già a metà ottobre si consuma il sorpasso di Silvio Berlusconi nei sondaggi, con una distanza che va consolidandosi nel tempo.
Il malore di Montecatini. Il 26 novembre è il giorno della grande paura. Il leader azzurro arringa i giovani di Marcello Dell’Utri. L’entusiasmo è trascinante, la temperatura è fin troppo calda e Berlusconi ha un piccolo svenimento. Esce dal Palasport sulle sue gambe ma nell’elettorato del centrodestra scatta la grande paura.
Il risveglio del popolo del centrodestra. Berlusconi, Fini e Bossi convocano gli elettori a Piazza San Giovanni contro la Finanziaria. Rispondono in due milioni: una prova di forza che scuote le certezze della sinistra.
L’operazione a Cleveland. Berlusconi vola negli Stati Uniti per farsi impiantare un pacemaker dal medico italiano Andrea Natale. L’intervento riesce perfettamente.
L’università liberale. E’ l’ultimo progetto del leader azzurro: un ateneo «con cui scardinare il monopolio della sinistra in campo culturale e accademico». Una università del pensiero liberale attraverso cui «formare la futura classe dirigente moderata». Un sogno ambizioso da proiettare nel 2007, insieme alla creazione della federazione del centrodestra.