«Sconfitta l’arroganza di Marrazzo & Co.»

Antonella Aldrighetti

Fin dove arriva la legittimità dello spoil system sulle competenze sanitarie? Deciderà la suprema Corte costituzionale ora che il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio sui ricorsi delle nomine dei manager Asl volute espressamente dal governatore Piero Marrazzo, rinviando la decisione. Uno smacco alla giunta di sinistra che con un colpo di spugna avrebbe voluto cancellare le professionalità tecniche in favore di altrettante professionalità «politiche» e che per i consiglieri amministrativi, così come applicata, avrebbe latenti lacune di applicabilità giuridica. Quale che sia ora il parere della Consulta, per i legali dei vecchi manager, quelli epurati dalla giunta guidata dall’ex mezzobusto di Mi manda Raitre, e che li hanno seguiti fin dal loro ricorso al Tar, significa una cosa sola ossia che «la legge regionale sullo spoil system è in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione che invece riserva la materia contrattuale solo alla competenza esclusiva dello Stato, mentre - ha sostenuto Francesco Castiello che rappresenta in giudizio i direttori generali decaduti assieme a Francesco Scacchi - il presidente della Regione avrebbe voluto che la fiducia dei dirigenti fosse esclusivamente politica. Limiti che invece non sono stati colti dal Tar quando ha respinto la sospensiva che li avrebbe dovuti reintegrare in servizio al posto dei neo-nominati».
E dinanzi alla decisione amministrativa di «bocciare» il limite costituzionale dello spoil system non può che giungere il plauso dell’opposizione regionale che ritiene che «a essere sconfitta è l’arroganza di Marrazzo e della sua giunta», come asseriscono gli azzurri Francesco Giro, consigliere politico di Sandro Bondi, assieme al consigliere Gianni Sammarco che invitano Marrazzo a «chiedere scusa ai cittadini». Perché, a loro parere, è stata fatta giustizia di un uso politico selvaggio dello spoil system. A nulla sarebbero serviti, a sentire gli azzurri, i richiami a quanto è accaduto anche in Calabria, dove il tribunale del lavoro ha reintegrato uno dei manager rimossi selvaggiamente. «È davvero paradossale - dicono Giro e Sammarco - che Marrazzo abbia lamentato il rigore imposto dalla Finanziaria quando lui per primo non si è minimamente preoccupato di scongiurare l’inevitabile danno economico sui conti regionali». Per il capogruppo regionale di An, Fabio Rampelli, «il Consiglio di stato ha sbugiardato gli sprovveduti amministratori regionali recependo la questione della non applicabilità dell’articolo 55 dello statuto alle aziende sanitarie». Più cauto il giudizio espresso da Luciano Ciocchetti, capogruppo Udc in consiglio regionale, per il quale «se il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere il giudizio chiedendo il parere della Consulta vuol dire che ha quantomeno dei dubbi sulla legittimità della norma». Questione che si ripropone anche per Andrea Augello, vicepresidente del consiglio regionale perché «la strada seguita dalla giunta Marrazzo e, in particolare, dall’assessore Battaglia ha precipitato la sanità in un clima di confusione, incertezza, arbitrio. Il dilettantismo manifesto si ritorce perfino contro gli stessi interessi della maggioranza e dei nuovi direttori generali appena nominati. Immagino che l’assessore Battaglia dirà di attendere serenamente il giudizio della magistratura».
E invece no. Per l’assessore alla Sanità «la sentenza conferma la correttezza del comportamento e delle scelte operate dalla giunta Marrazzo. Se dubbio c’è, come ha confermato lo stesso Consiglio di Stato chiedendo il parere della Corte Costituzionale, riguarda la costituzionalità di una norma approvata dalla passata giunta. Ma non mette in discussione le procedure adottate». Che adesso sia tutto da rifare? Il pasticcio dei direttori generali è tutto ancora da risolvere.