La sconfitta del ministro-guerrigliero

Il ministro della Giustizia, un tempo militante comunista clandestino, convinto che in Italia si violino diritti umani; l’eminenza grigia del governo brasiliano, pasionaria durante la dittatura; l’ex guerrigliero che rapì l’ambasciatore americano ed uno stuolo di «rivoluzionari» che oramai indossano il doppiopetto in parlamento. Sono questi gli animatori della lobby a favore di Cesare Battisti, uscita sconfitta dalla decisione della Corte suprema brasiliana di estradare il terrorista italiano condannato all’ergastolo nel nostro paese. Il capobanda è Tarso Genro, ministro della Giustizia brasiliano e teorico «rivoluzionario» dell’ascesa al potere del presidente Lula. Le malelingue sostengono che Battisti verrà estradato in Italia nel 2010 quando Genro, che gli ha concesso asilo politico, si sarà dimesso per farsi eleggere governatore dello stato del Rio Grande do Sul.
Durante la dittatura militare il ministro della Giustizia era stato attratto dalla lotta armata aderendo all’Ala Vermelha, un gruppo guerrigliero noto come Sezione rossa. Poi fuggì in Uruguay e aderì al Partito comunista rivoluzionario e clandestino. Rientrato in patria ha fatto il sindacalista estremo iniziando la carriera politica come sindaco di Porto Alegre negli anni novanta. La città che ha ospitato le prime edizioni del Forum sociale mondiale. Una specie di riunione plenaria degli orfani di Marx contro la globalizzazione. Allora ministro dell’Istruzione non poteva mancare sul palco del Genova social forum del 2001, dove si è scatenato a favore dei no global. Nel 2006, sul sito dei Comunisti italiani, spiegava che l’obiettivo del secondo governo Lula «è una radicalizzazione democratica (...) Ossia sociale e di massa». Il presidente brasiliano Luis Inacio da Silva, detto Lula, è diventato con il tempo più pragmatico e realista del suo ministro della Giustizia. Anche se più volte ha difeso l’amico Fidel Castro schierandosi contro l’embargo a Cuba.
Sul caso Battisti i bene informati garantiscono che Lula sia stato consigliato dal suo vero braccio destro, Dilma Roussef, il ministro che coordina l’azione di governo. La Roussef succederà a Lula nella corsa alla presidenza. Suo padre era un comunista rivoluzionario bulgaro e Dilma in gioventù aderì a gruppi come Vanguarda Armada con i nomi di battaglia Estela e Luisa. I militari la torturarono ed oggi l’ex pasionaria non disdegna il lifting per far presa in tv. Nel Partito dei lavoratori al potere Battisti conta sull’appoggio di diversi parlamentari. Uno dei più importanti è il senatore Eduardo Matarazzo Suplicy con un bisnonno di origini italiane. Anche l’ex sindaco di Fortaleza, Maria Luiza Fontenele, è una fan del terrorista italiano. Il lobbista più discusso di Battisti rimane Fernando Gabeira fondatore dei verdi in Brasile. Ancora oggi il Dipartimento di Stato gli nega il visto per gli Stati Uniti. Durante la lotta armata degli anni ’60 e ’70 faceva parte del Movimento rivoluzionario 8 ottobre. Gabeira partecipò al rapimento dell’ambasciatore americano Charles Burke Elbrick e ne scrisse pure un libro. Amnistiato si batte per la liberalizzazione delle droghe leggere.