La sconfitta Pdl inizia da scorte e alberghi

(...) Eppure, nel nostro piccolo, non ci siamo fatti mancare niente. Molti dei mali del Pdl ligure (e di tutti i partiti, in verità) nascono da questa pessima legge elettorale - votata dal centrodestra con il pieno appoggio del centrosinistra, tanto è vero che è modellata sulla legge della Regione Toscana - che espropria i cittadini del diritto di poter scegliere i propri rappresentanti, nominati a Roma. Il tutto senza nemmeno avere i «soldatini» fedeli e obbedienti che avrebbe dovuto garantire: pensate che, nonostante il fatto che coloro che sono stati mandati in Parlamento siano autentici beneficiati, mai come in questa legislatura si sono verificati tradimenti e passaggi di gruppo: solo per restare in Liguria, Musso e Mondello dal fronte berlusconiano a quello antiberlusconiano e Gustavino dal Pd all’Udc, anche se lui, quantomeno, è rimasto all’opposizione.
Insomma, da quella legge sciagurata che ha portato in Parlamento tante ragazzotte il cui pregio principale è di essere ragazzotte e tanti portaborse il cui pregio principale è di essere portaborse, a spiovere, sono stati fatti tanti altri errori. Penso, ad esempio, agli errori nelle candidature negli anni scorsi: sbagliata la candidatura alle elezioni europee, sbagliato ripresentare Sandro Biasotti in Regione per la terza volta, sbagliate tante altre candidature nei Comuni, spesso decise da lontano e senza consultare gli elettori.
Se c’è una cosa, una sola, che invidio al centrosinistra sono le primarie: Matteo Renzi le ha vinte contro gli apparati di partito ed è diventato sindaco; Nichi Vendola ha sfidato per ben due volte in Puglia il candidato ufficiale del Pd e per due volte è diventato pure governatore; Giuliano Pisapia non era il candidato del Pd, ma le primarie l’hanno trasformato in un possibile vincitore; Massimo Zedda, a Cagliari, ha battuto l’uomo del Pd alle primarie ed ora parte in vantaggio per i ballottaggi. Zedda, fra l’altro, è giovanissimo, mentre alle nostre latitudini ci sono ultracinquantenni spacciati per «giovani».
Poi, certo, non è detto che chiunque esca dalle primarie sia un campione per definizione. Anche Marta le ha fatte quattro anni fa, sia pure contro candidati deboli o debolissimi come Stefano Zara e Edoardo Sanguineti, e il suo mandato non sembra destinato a passare alla storia di Genova. Non a quella positiva, quantomeno.
Di alcuni altri insegnamenti tratti da una bellissima serata al Rotary di Alassio l’altra sera, parlerò domani. Per oggi, mi limito ad osservare che un bagno di democrazia anche per il centrodestra non farebbe male. Così come non farebbe male una politica che non sia solo culto della personalità nei confronti di Berlusconi e Scajola. Anche perchè sono proprio Berlusconi e Scajola, spesso, i primi ad essere imbarazzati da coloro che non iniziano alcuni discorso senza affermare: «Come dice giustamente Silvio (Claudio)...». Anche perchè, come ha dimostrato il caso Musso, voluto dall’ex ministro come candidato sindaco di Genova e dal presidente del Consiglio come capolista al Senato, le designazioni Imperiali, nel senso di Imperia e nel senso dell’Imperatore, spesso non si portano dietro quel minimo di riconoscenza e gratitudine che si meriterebbero. Anzi.
Ma questi, mi rendo conto, sono discorsi che partono dall’alto. E allora voliamo anche un po’ più in basso: basta auto blu usate come status symbol, basta scorte ostentate, basta incontri in alberghi di lusso, con sempre le stesse persone, cooptate come claque per l’arrivo di un ministro o di un sottosegretario da Roma, senza nemmeno il valore di Scajola che, per lo meno, nel corso del suo mandato ministeriale, ha lavorato sempre molto per la Liguria e per la sua Imperia.
Ecco, credo che ripartire dalle piazze, dai bei comizi di una volta, con il palchetto in mezzo, anche a costo di parlare davanti a dieci persone, sia una buona ricetta. Perchè un partito che si chiama «Popolo della libertà» di quel popolo non può avere paura e da quel popolo non deve scappare. Ma cercarlo. Fisicamente.
(1/continua)