«Sconfitti ma ancora qui: il plebiscito non c’è stato»

Alemanno: «Considerata l’astensione, il sindaco è stato votato dal 40% dei romani. Ora nella Cdl serve un’ampia riflessione»

Massimo Malpica

Sembrava una sfida a due, tra il primo cittadino e il candidato unico della Cdl. Invece la «terza punta» c’era. Solo che se n’è andata al mare, ha disertato le urne e ha consegnato Roma per altri cinque anni a Walter Veltroni. È il partito dell’astensione, mai così forte nella capitale: quasi 800mila persone che tra domenica e lunedì hanno girato al largo da seggi e urne, con un incremento di 300mila «non voti» rispetto alle comunali 2001. Risultato: il sindaco uscente a metà scrutinio si muove intorno al 61 per cento, più sopra che sotto, e il suo sfidante Gianni Alemanno intorno al 37, più sotto che sopra. Idem le proiezioni. Non sarà «il plebiscito che il sindaco si aspettava», come spiega l’esponente di An, e la disaffezione alla politica dei romani è certo un segnale anche per il primo cittadino, ma la sconfitta è netta. E anche se era pronosticabile, le facce appese dello staff dell’ex ministro fanno capire che la forbice è più larga del previsto: «Ci aspettavamo di più», ammette lui stesso alla fine. Dai primi risultati della coalizione saltano all’occhio il capitombolo di Fi (consensi dimezzati) e il fiasco della civica «Amore per Roma» («Forse un errore non metterci il mio nome», ha osservato Alemanno), mentre An tiene botta.
Al candidato della Cdl resta l’amaro in bocca, il rammarico per l’election day che avrebbe aiutato e non c’è stato e la sensazione di una sconfitta quasi «imposta» dalle condizioni ambientali: un sindaco mediaticamente sovraesposto, un’opposizione che ha ritrovato entusiasmo solo dopo le politiche, una campagna elettorale breve e senza confronto politico, complici anche i calcoli - in senso renale - di Veltroni.
«La partita era già in salita, e non si è fatto nulla per facilitarla», sintetizza amareggiato Vincenzo Piso poco prima delle otto di sera. Il presidente della federazione romana di An rigira tra le mani un foglio con quel dato «increscioso» sull’affluenza alle urne, congelato al 66 per cento, 13 punti sotto le precedenti amministrative, quasi venti in meno rispetto alle politiche di inizio aprile. «Forse storicamente la più bassa nella capitale», sospira Piso scuotendo la testa. L’exploit del «partito del non voto» è il primo cattivo presagio ad arrivare nel quartier generale di Alemanno, al piano interrato del Parco dei Principi. La seconda è l’«in house poll» di Piepoli, che subito dopo le 15 inchioda l’esponente della destra sociale al 40 per cento, assegnando il 58 per cento al sindaco uscente. E premiando Veltroni con un 3,5 per cento di voto disgiunto. Il candidato della Cdl è davanti alla tv, chiuso in una sala dell’albergo romano con la moglie, Isabella Rauti, il portavoce, Cristiano Carocci, e pochi altri esponenti romani del partito. Mani dietro la schiena, aspetta le proiezioni per parlare con i giornalisti. Ma l’umore non è tetro. Isabella Rauti si affaccia sorridente dopo che la Nexus accorcia le distanze a 57,7 contro 41,8 e fa capire che se anche si perde almeno non c’è il «cappotto». I dati delle proiezioni però peggiorano, e i primi esiti dello scrutinio non sono incoraggianti. Alle otto meno dieci Alemanno lascia il «bunker», si mette al microfono tra Piso e Luca Malcotti e si dichiara sconfitto, ma non piegato. «Veltroni ha vinto - dice - ma senza il plebiscito che sperava: vista l’affluenza il sindaco è stato votato dal 40 per cento dei romani: dopo cinque anni è la fine della favola del sindaco “buono per tutti”. È fallito anche il tentativo di disarticolare il centrodestra, che a Roma invece c’è e si batte». Insomma, è tempo di «un’ampia riflessione nella Cdl», ma anche di «ripartire dai nostri voti e organizzarsi per il futuro». Guardando anche a quel 34 per cento di romani che ha voltato le spalle all’appuntamento di ieri.