«Sconfitto chi ha provato a congelare l’Ulivo»

Mentre impazza la battaglia per i capilista Prodi attacca gli alleati che volevano affossarlo

da Roma

La querelle sui capilista dell’Ulivo continua sottotraccia. Con i prodiani doc che mandano avvertimenti secchi a Piero Fassino e ai Ds: «Stento a credere - tuona il Dl Franco Monaco - che si possa mettere in discussione che Prodi debba capeggiare ovunque le liste dell’Ulivo: egli è il trionfatore delle primarie, il leader riconosciuto dell’Unione». Mentre anche il dalemiano Peppino Caldarola suggerisce al segretario ds di «non innescare una questione sui capilista, perché aprire una vertenza con Prodi non è utile a nessuno». Piuttosto, Fassino si occupi di «imprimere una accelerazione sul programma», anzi di provare ad «assumere una sorta di leadership programmatica nella coalizione», evitando di lasciarla all’iperattivo Francesco Rutelli. Il quale, dal canto suo, ha già fatto sapere che sulla vicenda capilista non ha alcuna intenzione di aprire bracci di ferro con Prodi: se la veda Piero Fassino.
Il Professore, per il momento, evita di intervenire pubblicamente sulla materia, e si limita a celebrare la rinascita del Listone, contro i partiti che volevano affossarlo: «Hanno provato a mettere l’Ulivo nel congelatore dove non resiste a -14 gradi», ma non ce l’hanno fatta. «A maggio - ricorda Prodi - ho dovuto fare un passo indietro ma ora abbiamo ripreso la via: i 4 milioni e 300mila elettori delle primarie non ci hanno detto fate quello che volete ma di stare uniti». Per il resto, il leader dell’Unione preferisce dedicarsi alla polemica dura con il suo antagonista Silvio Berlusconi: se il premier vuole «avvelenare i pozzi» con una nuova legge elettorale che produce «instabilità nel Paese», sostiene Prodi, «noi convinceremo gli italiani che questo tentativo non andrà in porto e costruiremo nuovi acquedotti con acqua pulita». Attacca la «sciagurata riforma costituzionale» e chiama al referendum («prepariamoci subito» dice), contesta il poco coraggio del governo, incapace di prendere «qualsiasi decisione». E torna a esorcizzare con forza il fantasma della Grande Coalizione: «Tutti questi discorsi sulla grande coalizione non hanno né capo né coda. Dobbiamo dare una risposta fortissima e dobbiamo cercare di vincere le elezioni con il più alto margine possibile, proprio per chiudere l’instabilità che introduce la nuova legge elettorale». Fassino gli fa eco: «Si tratta di una discussione del tutto astratta, o di un auspicio: quello che dalle elezioni non esca vincente nessuno, ipotesi non augurabile perché indebolirebbe il sistema politico e la governabilità». E poi, incalza il segretario della Quercia, «voglio capire cosa significa fare un’alleanza tra Ds, Margherita, Forza Italia e An: è un cosa che non sta in piedi da nessuna parte».