Scongelata e senza documenti così viaggia la carne da kebab

CARTE FALSE Su un camion fermato in via Pola la merce conservata a 9 gradi invece che a 19 sottozero

Dice Nicola Cerato, procuratore aggiunto della Repubblica: «Sapete quante persone ci sono in tutta la Lombardia a controllare per conto dell’Asl e della Regione la qualità dei cibi? Trentasette. È chiaro che con queste risorse garantire la sicurezza dei cibi è praticamente impossibile». Certo, qualche volta può andare di fortuna: come per le cinque tonnellate di carne per kebab intercettate e sequestrate dalla polizia locale. Carne congelata in arrivo probabilmente dalla Germania ma di provenienza sconosciuta, che invece che viaggiare a diciannove gradi sottozero viaggiava nove gradi sopra. Con le conseguenze che si possono immaginare sulla conservazione e - di conseguenza - sulla quantità di batteri da decomposizione destinati a venire serviti nei tanti kebab che costituivano la sua destinazione finale.
Il sequestro del carico inizia per caso, più di un mese fa in via Pola, dove una pattuglia dei «ghisa» blocca per un controllo un camion frigorifero con targa turca e le insegne di un grossista di kebab. Nel cassone del mezzo, gli agenti trovano centinaia di «fusi», come si chiamano in gergo i blocchi di carne destinati a venire rosolati nei negozi. Già questa per i consumatori è una sorpresa, perché se a venire servita nelle rosticcerie non è carne fresca ma decongelata, i clienti andrebbero avvertiti: e invece di cartelli con avvisi simili se ne vedono in giro decisamente pochi. La seconda sorpresa arriva quando la polizia locale controlla i termometri del camion: 9 gradi. Di fatto, la carne viaggia scongelata. Il camionista, un turco di 27 anni, viene identificato. Vengono allertati i (pochi) ispettori Asl, e parte l’indagine.
Così, una manciata di giorni fa, si arriva alla base operativa: un capannone in via Bovisasca, gestito da un altro turco. Qui di carne ce n’è una montagna. Carne di manzo e di pollo, anche questa in «fusi» da kebab di diverse stazze - da 5, 10 e 15 chili - e tutta di provenienza misteriosa. Secondo il turco, la carne proviene dalla Germania: ma non risulta che abbia mai passato i controlli di frontiera. Nei certificati c’è scritto che i «fusi» sono stati realizzati nei capannoni di via Bovisasca, ma lì di attrezzature non ce ne sono. La sensazione della polizia è di trovarsi di fronte ad un canale di rifornimento clandestino dove le regole amministrative e sanitarie non valgono.
Conferma Cerato: «Siamo di fronte alla punta di un iceberg, esiste un sommerso illegale che non abbiamo le risorse per controllare». Commenta il vicesindaco Riccardo De Corato: Il fatto è che a Milano ci sono diversi ristoranti e negozi etnici che vendono alimenti, come le macellerie islamiche. Molti, però, non rispettano le normali regole di igiene. Comportamenti che possono avere gravi ripercussioni sulla salute. Episodi come la recente influenza suina, la Bse o l'influenza aviaria impongono controlli rigorosi, perché deve essere sempre garantita la perfetta tracciabilità degli alimenti».