Da scongiuri L’Asl: «Lei è morto nell’84»

«Mi dispiace, signore, ma suo zio non può avere la tessera sanitaria perchè è morto il 25 dicembre del 1984». È la frase che si è sentito rivolgere da un impiegato della Asl un giovane di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, al quale si era rivolto per ritirare il documento dello zio presunto morto, un uomo di 55 anni, invalido al 100% ma vivo.
Il giovane, superato l’attimo di smarrimento, ha detto all’impiegato che doveva trattarsi di un errore, precisando che era stato proprio lo zio, poco prima, a incaricarlo di ritirare il tesserino sanitario che, tra l’altro, gli era indispensabile per sottoporsi a una terapia medica. Ma l’addetto allo sportello della Asl è stato inflessibile: «Dalla scheda risulta morto, quindi non posso farci nulla. Dovete rivolgervi all’ufficio competente».
La faccenda ha assunto aspetti tragicomici quando il giovane, nel tentativo, vano, di ottenere il tesserino, ha precisato che lo zio percepisce regolarmente la pensione e che di recente ha ottenuto anche il rinnovo della patente di guida. «A noi - ha tagliato corto l’impiegato - risulta morto».
Ora, il problema più grosso che il giovane e lo zio dovranno affrontare è quello di individuare l’ufficio della Asl di Viterbo competente per far tornare in vita un uomo vivo ma che dalla scheda risulta morto.