Sconsy: «Aspetto copioni drammatici»

Anna Maria Barbera, buffa protagonista di «Ma l’amore... sì!», lancia il suo appello semiserio a registi e produttori

Cinzia Romani

da Roma

«La tivù prima era un servizio pubblico e adesso è diventata un servizio igienico». Nel suo solito slang finto pasticcione, è scatenata Anna Maria Barbera, vestita da immaginaria hostess della Eagle Pictures, tailleurino azzurro stretto sulle carni ridondanti e, in testa, baschetto col logo stilizzato dell’aquila, simbolo della Casa distributrice di Ma l’amore... sì!, film corale di Tonino Zangardi e Marco Costa, con «Sconsy» protagonista. Appena uscita, la divertente commediola, ambientata tra Diamante, splendido paese sulla costa calabra, e Roma, ripresa nei suoi aspetti più tentacolari, finge di parlare della famiglia Jorio, clan calabrese tutto peperoncino di Soverato e soppressata, ma in realtà affronta le delicate questioni del reciproco rispetto e dell’intimità all’interno d’una dinamica affettiva complessa.
Deve la sua notorietà alla tivù: continua a seguirla, o si è data al cinema per disamore?
«Seguo unicamente Tv Talk, perché è fatto con i giovani: loro, non li puoi gabbare. Ma amo il cinema con la C maiuscola, da quando, a quattro anni, mia madre mi portò a vedere Sangue e arena: non fu Tyrone Power a impressionarmi, ma... il toro. E poi: la fatalità di Marlene Dietrich, la frangetta di Louise Brooks! Il cinema è come le statue degli Uffizi: la visione del bello».
Al cinema ora fa la madre comprensiva d’un figlio gay: che tipo di madre è, nella vita vera?
«Sono esattamente come appaio nel film: tollerante e affettuosa. Certo, se mia figlia volesse spogliarsi sul serio, come qui fa Marina Limosani, la mia figliola cinematografica, con tanto di treccia nera alla calabrese, la riempirei di schiaffi! Quello che conta, in ogni caso, è l’amore, la sicurezza che si riesce a trasmettere ai figli. In tutte le situazioni, cerco di ricordarmi d’essere stata una ragazza».
È alla sua terza prova come attrice di cinema, dopo Christmas in Love, accanto a Ron Moss e Il paradiso all’improvviso, con Pieraccioni: vuole andare oltre le gag di «sono stata spiegata»?
«Voglio lanciare un appello ai registi e ai produttori: aspetto copioni, magari anche drammatici. Perché è bello ridere e far ridere, ma sento d’avere più corde, come artista. E non è giusto rimanere incastrati nel ruolo della donna monologante: a me piace il dialogo!».
Ma l’amore... sì! è stato presentato al Festival di Villerupte, dove il pubblico ha apprezzato la sua recitazione, sebbene in calabro-siculo non tradotto...
«È strano, ma è accaduto. Forse gli attori italiani hanno una verve particolare e riescono a farsi capire comunque. Io ho messo a punto una tecnica recitativa molto basata sulla mimica facciale: mi faccio seguire anche in Polinesia».