"Sconti ai politici? Via la buvette in Comune"

I BAR DELLA CASTA La sfida a chi spende meno. Prezzi di favore per gli
amministratori. La reazione del Pdl: "Solo demagogia dai grillini,
chiudiamola". Calise ha sbandierato come una vittoria un leggero aumento

Da oggi la buvette di Palazzo Marino continuerà a servire spremute e caffè. Come sempre. Con i prezzi leggermente più alti, questo sì. Ma, stando alla discussione di ieri in aula, il bar del Consiglio ha rischiato grosso e si è perfino parlato di una sua possibile chiusura. «Eliminiamolo, così evitiamo speculazioni demagogiche» insorge il capogruppo del Pdl Giulio Gallera. La sua frecciatina è rivolta al giovane Mattia Calise, il grillino che ha considerato come una vittoria personale la decisione di Milano Ristorazione di ritoccare i prezzi di bevande e buffet serali. «È vergognoso - spiega intervenendo in aula Giulio Gallera - che si giochi a gettare fango sul lavoro dei consiglieri comunali per farci passare per privilegiati. Chi sta in quest’aula fa volontariato, lo fa per passione e ci perde soldi, perché ci paghiamo ogni spesa, dal pranzo quando ci sono le commissioni alla benzina, a fronte di un gettone di presenza misero». Per questo il Pdl presenta un ordine del giorno per chiudere la buvette: «Se il gioco è gettare fango, possiamo stare anche senza caffè».
La proposta-provocazione di Gallera suscita un vespaio di interventi. Roba del tipo «io porto questo, io porto quello» come avviene alle cene tra amici. «Io porto termos di caffè, pane e salame» si lancia Mariolina Moioli. La Lega si candida ironicamente per provvedere agli alcolici.
Scherzi e colazioni al sacco a parte, alla proposta di chiudere il bar si oppongono il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo e il capogruppo del Pd, Carmela Rozza: «Se si chiude la buvette, il risultato non sarà uguale per tutti: solo chi può permetterselo andrà al bar intorno a palazzo Marino» spiega Rizzo, che rivendica la bontà della decisione dell’ufficio di presidenza di aumentare i prezzi per coprire i costi. Sulla stessa linea Rozza: «La decisione di aumentare i prezzi è dell’ufficio di presidenza, cioè di tutto il consiglio, non una vittoria del Movimento 5 stelle. Capisco il Pdl che ha reagito contro questa speculazione, ma spero che i movimenti crescano e ottengano vittorie ben più importanti».
I consiglieri comunali tuttavia possono godere di una piccola consolazione. Il loro servizio bevande resta il più economico in assoluto nonostante gli aumenti. È vero che prima la spremuta costava 60 centesimi ed ora è salita a 80 ma resta comunque più conveniente di una spremuta nella buvette del Consiglio regionale (1,70 euro) e del Consiglio provinciale (1,60 euro). La proporzione vale anche per le bibite. Una lattina di Coca Cola costa al massimo 70 centesimi a Palazzo Marino, 1,36 euro al Pirellone e un euro a Palazzo Isimbardi, dove la buvette è poco più di uno stanzino.
Facendo un giro tra le anticamere delle varie aule consiliari si scoprono listini molto diversi l’uno dall’altro. In Provincia, dove il bar è gestito da una cooperativa, caffè e acqua (che i dipendenti pagano 0,65 e 0,60 euro) per i politici impegnati in consiglio sono gratis. Ma il «consumo» medio, spiega il presidente dell’aula Bruno Dapei, si aggira intorno ai 12 euro a seduta, circa novanta euro al mese.
In Regione invece, dove la stessa cooperativa gestisce sia il bar della buvette sia quello nelle sede a fianco del Pirellone, i prezzi sono più alti per alcune consumazioni (un succo di frutta costa 1,06 euro contro i 50 centesimi del Comune) e più bassi per altre, ad esempio i panini. Ma all’ipotesi di aumentare il listino, in Consiglio sono reticenti. Non certo per tirchieria ma perché la cooperativa che gestisce il servizio è stata scelta con una gara d’appalto al ribasso. Se ora aumentasse i prezzi susciterebbe le ire dei concorrenti esclusi che, paradossalmente, potrebbero fare ricorso.