Sconti alla Chiesa sull’Ici La Ue bacchetta l’Italia e avvia un’inchiesta: «Ipotesi di aiuti di Stato»

La storia, come detto, non è nuova. Alla fine del 2005 il governo Berlusconi approvò una norma che esentava dal pagamento dell’Ici tutti gli immobili della Chiesa cattolica. Un anno dopo il governo Prodi limò quel provvedimento, applicandolo solo agli immobili dalle finalità «non esclusivamente commerciali». Ma quell’avverbio ha finito per complicare vieppiù le cose permettendo agli ecclesiastici di chiamarsi fuori da ogni pagamento per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi e via dicendo. Bastava infatti che all’interno di una struttura ci fosse una cappella dove celebrare la messa che - zac! - si evitava il pagamento. Con una perdita netta per lo stato italiano che si è calcolata intorno ai 2 miliardi di euro l’anno.
Di qui i sospetti di Bruxelles di aiuti di stato. Alimentati poi da alcune proteste fatte giungere alla corte di Lussemburgo da parte di titolari di alberghi, ristoranti, bed and breakfast, furibondi di dover subire la concorrenza «sleale» di tanti ostelli cattolici. In un paio di occasioni, nel 2008 e poi l’anno successivo, la commissaria olandese Kroes sembrò chiudere un occhio. Ma a questo punto sono le voci in arrivo da Lussemburgo - dove tra i giudici si farebbe spazio la ragionevolezza delle proteste di alcuni ricorrenti contro gli aiuti di stato concessi alla Chiesa - a far muovere la commissione. Che così invierà a Roma una richiesta di chiarimenti (cui occorre rispondere entro due mesi).
Oltre alla questione Ici, la Ue con tutta probabilità chiederà chiarimenti a Roma anche sullo sconto del 50% dell’Ires a quegli enti ecclesiastici che operano nella sanità e nell’istruzione e sul «trattamento di favore» concesso con l’articolo 149 del testo unico per le imposte sui redditi, che «conferisce a vita la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici».
Il governo deve replicare alle richieste di chiarimento - che di fatto aprono formalmente la procedura - entro un paio di mesi. A quel punto la commissione a Bruxelles esaminerà le ragioni del nostro esecutivo e quelle eventualmente espresse dai giudici di Lussemburgo ed entro 18 mesi dovrà decidere sul contenzioso. Se l’Italia fosse condannata, dovrebbe non solo pagare una sanzione, ma revocare i privilegi concessi alla Chiesa cattolica chiedendo il rimborso delle tasse non pagate.
AMC