Sconti Ici alla Chiesa, salta il decreto

Stessa sorte per la nuova Anas. Ma i provvedimenti potrebbero essere «recuperati» nella manovra 2006

da Roma

L’esenzione dell’Ici per gli immobili della Chiesa adibiti ad uso commerciale rimane vittima del calendario dei lavori parlamentari. La misura era contenuta nel decreto legge sulle sulle infrastrutture insieme alla riforma dell’Anas e ieri sera il governo ha rinunciato all’importante provvedimento d’urgenza che era già stato approvato dal Senato. La ragione l’ha spiegata il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi: la commissione Bilancio di Montecitorio non è stata in condizione di esaurire l’esame del testo, visto che il ministero dell’Economia non le ha trasmesso tutte le informazioni richieste. In considerazione dell’imminente scadenza del testo, dunque, l'unica soluzione è far decadere al decreto.
È comunque difficile che l’esecutivo rinunci alle due misure. La prima era stata duramente contestata dalle opposizioni e dai Comuni che hanno denunciato potenziali perdite per 300 milioni di euro. La riforma dell’Anas avrebbe consentito all’ente di uscire dal perimetro della pubblica amministrazione e di non pesare più sul debito pubblico, e avrebbe avuto un impatto sul deficit pari a circa lo 0,2 per cento, anche grazie ai famosi «pedaggi ombra». Le due misure sono a questo punto decadute, ma potrebbero tornare nella Finanziaria 2006. E, più precisamente, all’interno del maxiemendamento che il governo presenterà durante la sessione di bilancio.
Per ora l’iter della Finanziaria è ai primi passi, con le audizioni delle parti sociali. Proprio ieri Cgil, Cisl e Uil hanno stilato la piattaforma sulla Finanziaria 2006 che presenteranno a deputati e senatori delle commissioni Bilancio. Tra le varie ipotesi per incentivare il lavoro è passata la proposta del segretario della Uil Luigi Angeletti, cioè detassare gli aumenti salariali. L’intenzione è quella di dare al taglio dell’uno per cento sul costo del lavoro già presente nella Finanziaria e realizzato attraverso l’eliminazione degli oneri impropri, un carattere «selettivo e non generalizzato», favorendo i settori più in crisi. Confermato anche il recupero del fiscal drag a «fini solidaristici», destinando le somme al sostegno dei redditi più bassi.
I sindacati si confronteranno, oltre che con il governo, anche con Confindustria. Ma con la confederazione degli industriali le distanze rimangono. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha accusato viale dell’Astronomia di avere adottato un comportamento «miope» quando ha approvato la Finanziaria. Ma ora - ha annunciato Epifani - i sindacati cercheranno di trovare un nuovo «terreno comune» con il presidente Luca Cordero di Montezemolo.
Ieri anche le banche hanno dato i voti alla Finanziaria. L’Abi ha detto che nel complesso la manovra è «realistica», ha promosso la riduzione del costo del lavoro, ma ha criticato le misure sulle rendite finanziarie ed espresso dubbi sulla Banca del sud, a meno che non venga creata secondo criteri di mercato. Per il mondo delle cooperative, Legacoop ha bocciato la manovra, mentre Confcooperative ha chiesto al Parlamento una conferma delle misure per lo sviluppo, anche se «non sono tutte quelle che servirebbero al rilancio dell’economia».