Lo sconto sugli straordinari? Uno stipendio in più

da Roma

Se si volesse cercare uno slogan, potrebbe essere «quattordicesima per tutti». Cioè una cifra simile ad uno stipendio che - se le indiscrezioni sono esatte - dovrebbe finire nelle tasche dei lavoratori dipendenti per effetto dei tagli alle imposte allo studio del Popolo della libertà.
Con la vittoria elettorale sopra le aspettative, nel centrodestra si è fatta strada l’idea di mettere in campo, già dal primo consiglio dei ministri, una cura choc per le buste paga. O almeno per quelle più basse che hanno sofferto in misura maggiore la perdita del potere d’acquisto. Lo strumento rimane lo stesso della vecchia proposta di Forza Italia, la detassazione degli straordinari e dei premi aziendali. La novità è che, invece dell’aliquota unica al 10 per cento da applicare a tutte le componenti variabili del salario, si potrebbe arrivare a un azzeramento totale delle imposte. Che cosa significhi in euro lo ha spiegato ieri il quotidiano economico Il Sole24ore: aumenti che vanno da 580 a 700 euro all’anno. Ad esempio, un metalmeccanico, per le 250 ore annuali di straordinario previste dal contratto, incasserebbe 2.183 euro invece di 1.594 euro, 589 euro in più rispetto alla normativa vigente. Un impiegato dell’edilizia che guadagna 1.500 euro lordi, incasserebbe per gli straordinari 2.657 euro, contro gli attuali 1.939; 718 in più.
La proposta ancora non è stata tradotta in un testo di legge. Vanno ancora definiti alcuni particolari anche importanti, come la platea degli interessati e i meccanismi per evitare che i datori di lavoro facciano passare normali aumenti di stipendio per premi aziendali o straordinari, in modo da pagare meno imposte.
Qualche problema potrebbe venire dai sindacati, anche se rispetto a qualche settimana fa da Cisl e Uil cominciano ad arrivare segnali di apertura. Il più disponibile è Raffaele Bonanni della Cisl che vede il taglio delle imposte come «una buona occasione per fare ciò che noi chiediamo da tempo». Luigi Angeletti, il segretario generale della Uil che a Prodi aveva chiesto la detassazione di tutti gli aumenti salariali, non esclude il taglio sugli straordinari che considera comunque solo «una ciliegina sulla torta»; una misura secondaria, anche rispetto alla riduzione del carico fiscale sulle tredicesime.
La sforbiciata al costo del lavoro (che riguarda solo le imposte sul reddito e non i contributi per le pensioni) è molto apprezzata dalle associazioni datoriali, da sempre alla ricerca di un meccanismo che leghi gli aumenti degli stipendi alla produttività. Tanto che ieri il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha messo in guardia i sindacati, «professionisti del veto» dall’opporsi a una misura gradita ai lavoratori, che rappresenta anche «un’inversione di tendenza di fondamentale portata nel modello di relazioni industriali che noi vogliamo fortemente innovare».
Soddisfatto Maurizio Sacconi, che nella scorsa legislatura aveva presentato la proposta di legge alla quale è ispirata la misura, sicuro che l’unico modo di incentivare gli aumenti di salario sia quello di sottrarre alla progressività le parti variabili del salario. Spesso succede che gli straordinari non vengano dichiarati, o che vengano pagati in nero, perché se fossero conteggiati farebbero scattare l’aliquota superiore.
Da qui l’idea di sottrarre all’imponibile tutte le erogazioni variabili date ai dipendenti. Gli straordinari, i premi aziendali e tutte le somme una tantum. Anche se non fanno parte della contrattazione aziendale. Ed è proprio questo aspetto a preoccupare di più i sindacati. Se la drastica cura alle buste paga sarà inserita in un decreto legge del primo consiglio dei ministri, anche gli aumenti decisi unilateralmente dai datori saranno più convenienti. Aumenti come quelli che le aziende metalmeccaniche hanno erogato ai dipendenti come anticipi dei contratti, durante l’ultima sofferta stagione contrattuale. E che fecero infuriare i sindacati.