Con lo sconto di tre anni oltre 21mila in libertà

Con il voto del Senato, il 29 luglio 2006 è stato definitivamente approvato il disegno di legge che - raccogliendo consensi trasversali nella maggioranza e nell'opposizione - ha introdotto un provvedimento di indulto: finora ne hanno fruito oltre 21mila detenuti. Si tratta, nella fattispecie, di uno sconto di pena di tre anni per chi ha commesso reati fino al 2 maggio 2006. Sono state stabilite però alcune esclusioni: l'indulto non è applicabile ai reati di terrorismo (compresa l'associazione eversiva), strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura. Nessuno sconto di pena nemmeno per chi è stato condannato per mafia, salva l’eccezione per chi ha violato l'articolo 416-ter del Codice penale sul voto di scambio (che punisce chi chiede i voti alla mafia in cambio di denaro). La legge ha stabilito anche che l'indulto non possa essere applicato alle pene accessorie temporanee, come l'interdizione dai pubblici uffici. Lo sconto di pena è comunque anche condizionato alla buona condotta fuori dalla cella: in caso di commissione di nuovi reati nei cinque anni successivi alla concessione dell'indulto, il beneficio sarà revocato. La votazione sull'indulto - pur avendo raccolto una maggioranza molto ampia - è stata accompagnata da polemiche e critiche, all'interno e fuori dalle sedi della politica: in particolare, le accuse di aver strumentalizzato l'appello di papa Wojtyla. A farsi portavoce delle critiche al provvedimento sono stati, in particolare, sul versante della maggioranza il ministro Antonio Di Pietro (IdV) e sul versante dell'opposizione il partito della Lega Nord.