Scontri anti-Bush: sotto processo 8 manifestanti

Hanno chiesto e ottenuto dalla IV sezione del Tribunale di Roma di essere giudicati con rito abbreviato, quattro degli otto giovani arrestati il 9 giugno scorso durante un corteo di protesta, per la presenza a Roma del presidente americano George W. Bush. Il procedimento, cominciato ieri, in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena. Hanno scelto il rito alternativo: Daniel Melinc, sloveno, di 33 anni; Simon De Martino, francese, 20 anni; Halli Maharam, originario del Bangladesh, 29 anni; e Seres Akos, ungherese, 25 anni. Il processo nei loro confronti ha avuto avvio dopo l’audizione di due poliziotti, intervenuti durante gli scontri, e feriti dal lancio di oggetti. I disordini si concentrarono in corso Vittorio, nel cuore della città, tra piazza della Cancelleria, via dei Baullari e piazza Navona. Una carica di 300 persone, volto coperto da caschi e bandane, prese d’assalto gli agenti di polizia e i carabinieri che bloccavano le strade, lanciando bottiglie, pietre e altri oggetti. Scene di guerriglia urbana, cui inizialmente le forze dell’ordine non risposero. La reazione ci fu in serata: il gruppo di manifestanti venne disperso e così furono arrestati gli otto, finiti ora sotto processo. Gli altri quattro invece hanno optato per il dibattimento. Compariranno il prossimo 7 novembre, sempre davanti alla IV sezione, Mauro Curcuruto, romano, di 20 anni; Alessandro Settepani, 21 anni, di Perugia; Chiara Puletto, romana, 25 anni; Maurizio Deiana, romano, 28 anni.
A tutti sono contestati i reati di violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Circa l’ultimo reato, viene loro contestata anche l’aggravante prevista dalla legge creata dopo la morte a Catania dell’ispettore Filippo Raciti, che ha previsto maggiorazioni di pena nel caso in cui la resistenza «sia commessa mediante il lancio o l’utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone».