Scontri a Chinatown, verità in 2 video Un superteste smaschera i cinesi

Durante i disordini di via Sarpi dello scorso 12 aprile diversi cinesi simulavano aggressioni. Alcuni si buttavano a terra senza motivo, senza essere colpiti da nessuno. Una donna, forse la stessa coinvolta nel diverbio con i vigili, veniva «istruita» da un’italiana su come mimare e accasciarsi. Simulazione. I cinesi fingevano per cercare lo scontro, per far degenerare quel diverbio nato (provocato?) per una multa e il ritiro del libretto di circolazione ad una commerciante che vende scarpe al civico 21.
È questa la tesi messa a verbale non da uno dei tanti italiani che nel quartiere mal sopporta il commercio all’ingrosso degli orientali. O da qualche vigile stressato dalle continue lamentele. No, questo è il racconto non verbale compiuto da un supertestimone, l’unico ad aver dato un contributo decisivo non con i ricordi ma con due filmati professionali girati «on the road» prima, durante e dopo i disordini. Immagini che dissipano qualsiasi dubbio sulla genesi degli scontri. Tanto che i nastri sono stati sequestrati dalla polizia. «Me ne hanno portato via uno da un’ora - afferma il supertestimone - e uno da 14 minuti. Tutti girati nei momenti decisivi prima di quelle ore di tensione». Del super-testimone per sicurezza decidiamo di pubblicare solo l’iniziale del suo nome di battesimo. La situazione è infatti delicatissima. Solo qualche settimana fa una testimone oculare non si è fatta più vedere in questura e ha rinunciato a proseguire nel verbale che aveva iniziato, visto che le sue dichiarazioni e LA sua nazionalità, la donna è spagnola, erano finite sul Corriere della Sera. Viste le origini, la teste infatti è facilmente individuabile nel quartiere di Chinatown. E ha preferito tacere.
Ma qui a «parlare» saranno soprattutto le immagini. E, appunto, tornando ai nuovi video, bisogna sottolineare la qualità delle riprese, visto che è giudicata ottima. Caso vuole infatti che il supertestimone R. sia un regista professionista di filmati pubblicitari e che nella tarda mattinata del 12 si trovasse nelle vicinanze portando con sé la sua inseparabile telecamera. Così, «annusando» la notizia, è salito per le rampe di un edificio. Si è accovacciato sui tetti di via Sarpi, si è sporto dai balconi, poi è sceso in strada; senza farsi notare, mentre i cinesi si moltiplicavano a centinaia, le urla pure, gli strattoni.
«Cinesi che si lasciavano cadere a terra all’improvviso - racconta R. al Giornale - infatti gli unici a farsi male sono quelli che hanno rotto i vetri delle auto. E io con lo zoom e il microfono direzionale riprendevo tutto». Nascosto dietro un furgone, un’auto. «Anche quando la donna cinese, la multata per intenderci, quella con il bambino discute con i vigili - prosegue - dalle immagini si capisce benissimo che non le volevano sottrarre il piccolo, ma darlo solo ai nonni che era lì a fianco. Insomma non c’è stato un cinese che si sia fatto male ma molti che simulavano».
Ma le immagini potrebbero dire anche di più. C’erano degli italiani, delle signore con un atteggiamento quantomeno equivoco. E che nel video vengono riprese quando sembrano come «spiegare» con il proprio corpo a delle cinesi che non comprendono l’italiano su come accasciarsi. Elementi che potrebbero costituire reato. Tanto che gli investigatori potrebbero anche decidere di identificare queste persone.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it