Scontri e assalti agli uffici Sono pochi ma bloccano tutto

Gli organizzatori del corteo, in una conferenza stampa improvvisata intorno alle 15 di ieri sul tetto della facoltà di Fisica del Politecnico, hanno fatto il loro bilancio, un po’ brutale, un po’ fantasioso. «Durante la manifestazione di stamattina siamo stati vittime della carica selvaggia e della brutale aggressione delle forze dell’ordine» hanno detto, usando i soliti toni perentori da duri. La questura ha precisato che in entrambi i casi si è trattato di brevi tafferugli per impedire al corteo di recarsi in un caso a occupare la stazione ferroviaria di Lambrate e nell’altro di continuare a sciamare per le vie della città lungo percorsi non autorizzati e molto differenti da quelli concordati per il corteo. Per farla breve anche ieri gli studenti milanesi scesi in piazza per protestare contro il disegno di legge del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, in esame ieri alla Camera, hanno nuovamente paralizzato la città con blitz improvvisi, repentini e arbitrari cambiamenti di percorso, scontri con carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa e via di seguito seguendo un copione ormai ben noto. Compreso il blocco delle linee dei mezzi pubblici, tram e bus, una ventina dei quali hanno dovuto cambiare percorso.
Partiti circa in 400 alle 9.30 da largo Cairoli e guidati, in testa al corteo, da un gruppo di studenti delle scuole superiori che reggevano lo striscione «Blocchiamo il ddl Gelmini, fermiamo tutto, dimettetevi tutti ora», i ragazzi (tra i quali anche universitari dei collettivi) hanno percorso via Cusani, via Dell’Orso, via Monte di Pietà, via Manzoni e piazza Cavour. E fin lì tutto bene o quasi. Infatti, in via Manin - dove si trovano gli uffici dell’Agenzia delle entrate e dell’Agenzia del territorio, sede che fa angolo con via Tarchetti, dove si trova uno studio del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti - i ragazzi, con un blitz di pochi minuti, sono riusciti a entrare nella sede dell’ex catasto e a far sventolare, da un balcone, uno striscione per chiedere «Più soldi alla scuola, zero alla guerra».
Dopo aver lanciato uova e vernice azzurra contro la sede di via Manin il corteo (ormai circa 600 partecipanti) ha raggiunto i Bastioni di Porta Venezia - dove si sono creati diversi problemi alla circolazione - quindi hanno proseguito verso viale Majno, dove dell’altra vernice è stata usata contro l’ingresso di una scuola privata, il liceo linguistico «Europa». Costretti a tralasciare l’altro loro obiettivo, la sede del quotidiano «Libero» che si trova esattamente di fronte al liceo (il cordone di poliziotti schieratosi davanti all’ingresso principale avrebbe scoraggiato chiunque) il corteo è proseguito fino al Politecnico, in piazza Leonardo da Vinci dove la polizia è stata impegnata subito in una carica di alleggerimento su un gruppo di circa 300 manifestanti intenzionati a ripartire in corteo e che, a sorpresa (la protesta avrebbe dovuto terminare lì) dall’ingresso di via Boiardo ha fatto irruzione dentro un’ala dell’università, attraversando il cortile che arriva fino a via Ampère da dove si sono ritrovati di nuovo in strada. A quel punto, mentre incitavano anche gli universitari del Politecnico a unirsi a loro, i manifestanti si sono ricompattati nella vicina via Pacini. E poiché mostravano di voler raggiungere la stazione di Lambrate la polizia, per fermarli, ha dovuto utilizzare la forza. Com’è accaduto con un altra frangia di manifestanti, fermatisi all’angolo tra viale Abruzzi e viale Gran Sasso. Proprio da viale Abruzzi il 118 ha trasportato al Fatebenefratelli in codice verde uno studente di 18 anni dell’istituto Manzoni Il giovane ha un leggero trauma cranico e una contusione facciale.