Scontri al G8 di Genova assolti tutti i no global

Accusati di sovversione, i giudici li scagionano. L'ex deputato Caruso: &quot;Il pm si dimetta&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=257155">Nei testi delle intercettazioni</a></strong>: &quot;Faremo la guerra civile&quot;

Cosenza - Ore 19.07, il boato dopo la sentenza. In onore dei tredici compagni assolti perché il fatto non sussiste, in aula s’alzano urla e pugni chiusi. Poi cori e invettive all’indirizzo del pm e degli sbirri increduli che guadagnano l’uscita.

Dall’aula 1 del palazzo di giustizia di Cosenza che ha appena archiviato il processo agli antagonisti del «Sud Ribelle» per il G8 di Genova, sale forte la rabbia dei fan di Caruso e Casarini. Ancora cori: «Siamo tutti sovversivi, siamo tutti sovversivi». «Ce-le-ri-ni as-sas-si-ni», «e la Digos non canta più», «Carlo (Giuliani, ndr) è vivo e lotta insieme a noi», «dimissioni, dimissioni». Due minuti di puro delirio per festeggiare come si deve l’assoluzione dei leader no global e di altri 11 fratelli finiti alla sbarra per associazione sovversiva finalizzata a sovvertire l’ordine dello Stato. La festa si trascina in ordine sparso fuori dal tribunale, con l’ex deputato Caruso – terreo in viso fino a cinque minuti prima – che sulla scalinata innaffiata di spumante attacca spavaldo il pubblico ministero che lo aveva arrestato anni fa: «Il pm Fiordalisi torna con la coda tra le gambe. È stato affermato il nostro diritto di contestare il G8. Adesso chi ha disposto questo assurdo teorema dovrebbe rispondere con la propria carriera». E mentre il suo avvocato annuncia la presentazione di un’istanza per il risarcimento danni, parte il coro. «Dimissioni, dimissioni».

Il battagliero magistrato che aveva sollecitato ben 50 anni di carcere, 26 di libertà vigilata, svariate pene accessorie, è senza parole. Ai suoi collaboratori, salendo le scale, non nasconde l’amarezza per i reati di associazione sovversiva e cospirazione politica certificati da tre sentenze della Cassazione ma completamente snobbati dalla Corte d’assise. Nella sua controreplica, tre ore prima, aveva rimarcato: «Tutti gli imputati hanno condiviso il metodo della violenza e l’obiettivo dello scontro delle forze dell’ordine. E tutti, in base alle intercettazioni e ai documenti acquisiti, hanno accettato e condiviso lo scopo del loro agire dal maggio al luglio 2001, di bloccare l’attività di capi di Stato e di governo al vertice del G8 insidiando l’ordine pubblico nella città. Ci sono le prove, sono evidenti».

L’arringa non è servita, il Movimento ha vinto, Caruso ha ripreso fiato ben sapendo che a Genova i pm hanno presentato appello, al fine di inasprire le pene contro i 25 presunti teppisti condannati a 100 e rotti anni di galera. «La partita non finisce qui, ci sono le 25 condanne di Genova e 7.000 procedimenti sono ancora aperti contro attivisti. Dobbiamo organizzarci per continuare a sovvertire e cospirare felicemente, da oggi fino al G8 della Maddalena nel 2009, quando ci ritroveremo a cospirare senza i Fiordalisi e i teoremi repressivi tra le scatole». Genova non è servita, il bis si rischia in Sardegna. Per sentenza.