Scontri a Mosca tra polizia e oppositori di Putin

All’indomani delle dichiarazioni ostili di Berezovski le truppe
speciali reprimono con violenza una dimostrazione nel centro della
capitale russa. Tra i 250 fermati anche l’ex campione del mondo di scacchi Kasparov Le Tv ignorano gli incidenti. <a href="/a.pic1?ID=171053"><strong>I tre moschettieri che sfidano superzar Wladimir</strong></a>

La Russia di Putin ha paura: di un ex campione di scacchi, di un ex primo ministro, di un miliardario in esilio. Ma soprattutto teme una rivoluzione colorata, come quella arancione di Kiev o come quella rosa di Tbilisi. È l’ossessione del Cremlino. Ogni minimo segnale di rivolta viene captato e represso, fino a poco tempo soprattutto in provincia; da ieri anche a Mosca, nella centralissima Piazza Pushkin. Botte e manette. Novemila poliziotti in assetto anti sommossa hanno aggredito 4-5 mila manifestanti che tentavano di riunirsi. Tra loro uno degli uomini più popolari del Paese: Garry Kasparov, il mago della scacchiera, che da un paio di anni è sceso in politica, fondando assieme all’ex premier Mikhail Kasyanov il movimento «Un’altra Russia», che si propone di rovesciare l’attuale regime e «ridar speranza al Paese».
Gli agenti lo hanno fermato in un negozio, nelle vicinanze dalla piazza. Un’azione preventiva, dall’intento chiaramente intimidatorio. L’accusa? Aver organizzato una manifestazione non autorizzata. Ma uno dei collaboratori di Kasparov, interpellato dal Giornale, nega: «Abbiamo rispettato tutte le procedure, ma non ci è stato opposto alcun divieto. Volevamo marciare da piazza Pushkin a piazza Turgenevskaia e qui tenere un comizio. Eravamo in perfetta regola». Secondo le autorità in realtà la marcia era illegittima e dunque andava impedita. Ad ogni costo. A sera il bilancio è di 250 persone - fra cui Maria Gaidar (figlia dell'ex premier Egor Gaidar) e l’ex candidato presidenziale Irina Khanamada - portate a forza davanti a un giudice che ha comminato loro una pena di mille rubli. La procedura a carico dell’ex campione del mondo di scacchi è risultata molto più lunga. Alle 21 l’udienza non era ancora terminata; il che, durante un pausa, non gli ha impedito di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti assiepati di fronte al tribunale. «Oggi il regime ha mostrato il suo vero volto, ma abbiamo vinto noi; perché nonostante le minacce la gente è scesa in piazza». E ancora: «È stato un atto criminale nei confronti di persone che stavano semplicemente camminando per raggiungere la piazza».
Le truppe speciali hanno agito prima che la manifestazione iniziasse, probabilmente nella speranza di evitare che le tv straniere filmassero scene violente. Ma così non è stato. Gli Omon sono tristemente celebri per i loro modi bruschi e ieri lo hanno dimostrato una volta di più. I sostenitori di «Un’altra Russia», d’altro canto, erano determinati a far valere i loro diritti: la repressione è stata dura e ha provocato un numero di feriti imprecisato, tra cui un giornalista della Reuters, un reporter giapponese e diversi passanti. L’altro leader Kasyanov ha evitato l’arresto solo grazie a un gruppo di sostenitori che lo hanno protetto, permettendogli di raggiungere piazza Turgenevskaia, dove si è svolto comunque un comizio di fronte a 1500-2000 persone. «Le autorità hanno paura dei propri cittadini e non vogliono che influenzino ciò che accade nel Paese», ha dichiarato, chiedendo elezioni libere.
Significativamente solo questa protesta è stata repressa, le altre quattro previste ieri si sono svolte regolarmente: quelle dei comunisti e dell'Unione delle forze di destra, entrambe all'opposizione, quella degli ultra nazionalisti xenofobi. Evidentemente fascisti, razzisti e bolscevichi fanno meno paura di un movimento guidato da un ex scacchista. La quarta è risultata la più seguita, con 15mila manifestanti, promossa dalla «Giovane guardia» filo putiniana.
E solo di questa, naturalmente, hanno parlato le tv, ormai tutte controllate direttamente o indirettamente dal Cremlino: neanche un cenno alla repressione sulla piazza Pushkin, seguita diffusamente unicamente dalla radio «Eco di Mosca», che però viene captata solo nella capitale. La maggior parte del Paese è rimasta all’oscuro. Oggi «un’altra Russia» tenterà il bis, a San Pietroburgo, con quale partecipazione e quale esito è difficile prevedere.
Di certo a esasperare gli animi ha contribuito il miliardario in esilio Boris Berezovsky, che proprio l’altro ieri a Londra aveva dichiarato di voler rovesciare con la forza il regime di Putin e di essere in contatto con alcuni esponenti della cerchia presidenziale. Voleva provocare il Cremlino, il discusso magnate. E c’è riuscito, ma a pagarne il prezzo sono stati subito Kasparov e i suoi sostenitori. Il governo britannico potrebbe revocargli lo status di rifugiato politico, ma Berezovsky si sta già cautelando: secondo la stampa brasiliana intenderebbe trasferirsi a San Paolo, sotto la protezione del presidente Lula.