Scontri in piazza: si autodenuncia il ragazzo col casco: «Non reggo al rimorso»

È un precario di 21 anni di buona famiglia. Al suo legale ha raccontato che voleva evitare lo scontro con le forse dell'ordine. La sua famiglia si è offerta di risarcire il quindicenne colpito. Per il momento il papà della vittima respinge la richiesta di un incontro.

Chissà quante volte si sarà visto in tv mentre colpiva al volto con il casco un ragazzo che come lui era in strada durante la manifestazione del 14 dicembre. Una botta fortissima, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche. Quelle immagini gli hanno tolto il sonno e alla fine lo hanno convinto a farsi avanti. Si chiama Manuel De Santis il ragazzo che tutti cercavano. È un precario romano di 21 anni, una solida famiglia alle spalle e un impiego in una pizzeria. «Non reggo al rimorso, voglio fare qualcosa per scaricare il peso di questa angoscia», ha detto giovedì all'avvocato Tommaso Mancini, al quale si è rivolto per autodenunciarsi in Procura. La comunicazione ai magistrati è partita, ma ancora non c'è stata alcuna convocazione. Domani, intanto, Cristiano, lo studente quindicenne colpito alla testa, subirà un intervento chirurgico al setto nasale. In piazza Manuel era da solo. «È quello che si direbbe un "cane sciolto"», dice il legale. Nessuna sigla o movimento dietro di lui. «È un giovane di buona famiglia - spiega l'avvocato Mancini - non ha precedenti e si è assunto la responsabilità del gesto. Mi ha raccontato che in quel momento gli studenti stavano attaccando le camionette della polizia, perché volevano raggiungere il Senato in corteo. Fra questi c'era anche Cristiano. Manuel ha detto di essersi lanciato contro di loro per evitare lo scontro con le forze dell'ordine. E per questo motivo lo avrebbe colpito, rispondendo ad un impulso, ma non voleva certo provocare quello che ha provocato». Secondo il penalista, inoltre, Manuel non sarebbe scappato: «Si è fermato lì per qualche minuto. Cristiano si era rialzato. Tutto questo è avvenuto durante una manifestazione, è ovvio che c'era grande confusione». La famiglia dell'aggressore si dice pronta a risarcire la vittima. Chiesto anche un incontro privato. Invito, per il momento, declinato dalla famiglia di Cristiano. «Credo che sia intempestiva questa proposta di incontro. È positivo che questo giovane si sia autodenunciato, ma ma al tempo stesso non credo sia opportuno sottoporre mio figlio ad un ulteriore stress», sottolinea il papà del minorenne.