Scontri alla Sapienza Ritorna l’Onda ed è ancora violenza

RomaDa un lato gli studenti a gridare alla soppressione della libertà di protesta. Dall’altro le forze dell’ordine a far rispettare senza sconti le nuove regole sui cortei nella capitale a Roma, che prevedono solo sei itinerari per le manifestazioni, e impediscono loro di uscire dal recinto della città universitaria. Torna l’Onda e torna la violenza nelle università italiane. In particolare alla Sapienza di Roma, primo ateneo d’Italia e d’Europa, dove ieri, in occasione della mobilitazione indetta in tutta Italia dalla Flc-Cgil «contro i tagli all’istruzione operati dal governo», si è vissuta una mattinata ad alta tensione. I contestatori, poche centinaia, si sono dapprima raccolti in piazzale Aldo Moro, appena fuori dall’ateneo. Da qui hanno cercato di muovere verso il ministero dell’Economia, ma sono stati bloccati e respinti all’interno della città universitaria dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Alla carica i giovani hanno risposto lanciando oggetti, bottiglie, sassi, ma soprattutto scarpe. Che sono diventate un po’ il simbolo di questo mercoledì agitato. Gli studenti infatti avevano fatto il pieno di calzature vecchie da lanciare, a imitazione del giornalista iracheno che prese di mira Bush, e non potendo raggiungere il dicastero si sono sfogati gettandole contro i poliziotti. E così è andata avanti la mattinata, tra tentativi degli studenti di uscire dall’assedio da varchi secondari e gli stop da parte degli agenti, bersagliati da scarpe e, peggio, da sassi, bottiglie e ogni oggetto che i giovani trovavano a portata di mano. Alla fine tanta tensione ma nessun ferito, a parte uno studente della facoltà di Scienze politiche che denuncerà di essere caduto durante una carica e di essere stato picchiato da quattro agenti e mostrerà a tutti lividi alle spalle e qualche ferita alle gambe e alle braccia, se dovuti alla caduta o alle botte non si sa. E alla fine anche tante polemiche, con la sinistra ad accusare la polizia di repressione e a contestare le regole sui cortei peraltro concepite per non penalizzare i cittadini e firmate anche dai sindacati. Compresa la Cgil che ieri aveva organizzato lo sciopero.
I fatti romani hanno messo in secondo piano la protesta nel resto dell’Italia, comunque caratterizzata da partecipazioni non certo oceaniche. A Milano, dove Onorio Rosati, segretario della Camera del lavoro, ha lanciato un appello all’unità con Cisl e Uil, la Cgil ha parlato di 20mila persone in tutto, ma è una cifra chiaramente sopravvalutata. A Palermo, sono stati in cinquecento a manifestare - loro sì - per le strade della città: nel capoluogo siciliano c’era anche il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, secondo cui «la scuola italiana è meno peggio di quello che si dice, ma non è all’altezza delle sfide che i giovani hanno di fronte a loro». Cortei e manifestazioni anche a Torino, Padova, Firenze, Modena, Bolzano e in altre città d’Italia.