Lo scontro finale: Harry Potter si ritira Fra pianti, sfide epiche ed effetti poco speciali

Vi raccontiamo in anteprima l’ultimo episodio della saga. Dove a stupire sono gli attori. Ralph Fiennes su tutti. Il "caso" Radcliffe: il beniamino dei fan è diventato grande. Più per età che per talento

Due indizi non basteranno a fare una prova ma poco ci manca. Quel finale aperto che lascia presagire nuovi sviluppi legati alla prole dei tre protagonisti ed il «mai dire mai» pronunciato, qualche giorno fa, dalla Rowling, potrebbero significare che la parola fine sul mondo di Harry Potter non sia stata ancora scritta. Con buona pace del principe Carlo che si è sfogato, di recente, con un lamentoso «È terribile che non ci saranno più libri di Harry». Nel frattempo, godiamoci, da oggi, l’epilogo anche su grande schermo di una saga che ha prodotto, negli anni, oltre 500 milioni di copie vendute in libreria e 6 miliardi e 300 milioni di dollari incassati al cinema; in un periodo di crisi nera, la più grande magia di HP è stata proprio questa.
Con una simile premessa, capite quanti occhi puntati avesse addosso, nel bene e nel male, il britannico David Yates, chiamato, fin dal quinto Harry Potter e l’Ordine della Fenice, a portare a termine una serie così complessa. Il suo biglietto da visita non è stato dei migliori e, in particolare, la noia «babbana» che aveva attraversato la prima parte del precedente I Doni della morte, girato come un mestierante, metteva, come minimo, sul chi va là. Per sua fortuna, questa seconda parte, tratta dal volume finale della saga di Harry (azzeccata l’idea di dividerlo in due film), è talmente epica e ricca di avvenimenti che diventava veramente difficile riuscire a rovinarla; bastava inserire il pilota automatico per non fare danni.
Si riparte da dove ci eravamo lasciati, con Harry, Ron ed Hermione alla ricerca degli ultimi Horcrux, gli oggetti nei quali Lord Voldemort ha nascosto la sua anima; distruggerli tutti è condizione necessaria per uccidere definitivamente il terribile e potente nemico. Dopo una fuga rocambolesca in groppa ad un drago, i tre eroi si ritrovano in una Hogwarts che si è trasformata in una sorta di prigione di guerra, con gli studenti che marciano come piccoli eserciti sotto la guida di Piton, l’enigmatico mago diventato preside dopo aver ucciso Silente. Sarà qui che si svolgerà la tanto attesa battaglia finale, dove maghi e studenti si batteranno fino all’ultima magia anche se a decidere le sorti della sfida sarà l’inevitabile faccia a faccia conclusivo tra Harry e Voldemort.
Questa «parte 2» è il primo film della saga ad essere distribuito in 3D. Una scelta giustificabile solo per gli incassi perché la riconversione dal 2D non solo stilisticamente non aggiunge nulla ma riesce addirittura a rovinare la splendida fotografia che è uno dei (pochi) punti di forza di questa trasposizione. Il film è chiaramente ad uso e consumo dei fan, con rari momenti didascalici e tanta azione concentrata nelle due ore di durata. Una pellicola che scorre via fin troppo veloce dando per scontati o per letti alcuni dettagli o avvenimenti che chiarirebbero, a chi è a digiuno della parte cartacea, l’evolversi della trama. Tutto sommato, è il male minore perché, per una volta, non vi ritroverete a guardare sconfortati lancette dell’orologio che sembrano non scorrere mai come nella precedente verbosissima prima parte.
Gli effetti speciali hanno una parte importante in un film che racconta una guerra tra maghi e qui se ne fa largo uso ma senza lasciare gli spettatori con la bocca aperta; lo scontro finale, ad esempio, bacchetta contro bacchetta, tra Harry e Voldemort, impallidisce davanti alle spade laser del ben più vetusto Guerre Stellari. Per fortuna, dove non riescono le macchine, arrivano in soccorso gli uomini. Dal punto di vista recitativo, infatti, sono Ralph Fiennes, splendido Voldemort che mette i brividi e, soprattutto, Alan Rickman, un amletico Piton che finalmente smaschera la sua ambiguità, a fare la parte dei leoni. Quanto a Daniel Radcliffe, è senza dubbio cresciuto, nel corso degli anni, di pari passo con il suo Harry Potter raggiungendo qui, se non la maturità artistica, almeno l’età della pubertà.
Cala così l’ultimo sipario tra le lacrime di fan che sembrano appena usciti da un funerale e non da una proiezione cinematografica. In questo finale, come in tutta la saga, Harry ci ha insegnato, favola moderna, che la forza dell’amore è più forte di ogni odio. Varcare il sottile confine, però, tra magia e realtà dipende unicamente da noi.