È scontro Lega calcio-Rai per i diritti in chiaro

L’azienda pubblica non accetta l’asta prevista il 26 luglio e ricorre alle vie legali. Maffei: «Cambiate le regole in corsa»

Gianpaolo Palazzo

Il calcio fa sempre discutere. Ma questa volta non si tratta delle quattro chiacchiere al tradizionale bar dello sport. Sono in ballo i diritti televisivi e radiofonici, un fiume di soldi che fa gola a molti. L’offerta preparata dalla Lega Calcio è divisa in 5 prodotti: diritti televisivi in chiaro per l’Italia e radiofonici della Serie A e B (azioni salienti), diritti televisivi e radiofonici della «Tim Cup». Il prodotto 1, il più importante, perché riguarda la serie A, ha una base d’asta di 45 milioni di euro. Si compone a sua volta di quattro «pacchetti»: pacchetto A (fascia 13.30-17.00) esclusiva, possibilità di subcessione, pacchetto B (17.00-20.30) esclusiva, subcessione, pacchetto C (20.30-22.30) esclusiva, subcessione, pacchetto D (dalle 22.30) non esclusiva e senza la possibilità di subcessione.
L’intenzione di vendere all’asta separatamente e in fretta (le offerte devono essere depositate in Lega a Milano entro martedì prossimo, 26 luglio, alle 12) i diritti in chiaro per le partite di calcio dei campionati di serie A, B e della Tim Cup ha fatto infuriare la Rai. Un accordo per il rinnovo del contratto di cessione dei diritti radio e tv per quattro stagioni sembrava quasi raggiunto. Il 14 luglio scorso, invece, la Lega Nazionale Professionisti ha sospeso le trattative, secondo la Rai. Diversa la ricostruzione della Lega: «Con la Rai non si è mai parlato di cifre, meno che mai in un incontro del 18 maggio, tanto più che il 12 luglio la Rai ha scritto che qualsiasi decisione in merito alle condizioni economiche sarebbe stata rimessa a future determinazioni del Direttore Generale».
La partita a scacchi tra Lega e Rai, con mosse e contromosse, si è avviata appena il bando è stato pubblicato. I vertici di Saxa Rubra hanno spedito alla Lega una lettera di «avvertimento-diffida», contestando i termini di scadenza del bando e chiedendo un rinvio. Il consigliere Rai, Carlo Rognoni, agitando lo spettro del conflitto d’interessi, ha invocato un intervento del mondo politico e dell’Autorità per le Comunicazioni. Durissimo anche l’editoriale del direttore di Rai Sport, Fabrizio Maffei, che, dopo aver ricostruito le tappe del mancato accordo Rai-Lega, ha detto: «Avevamo ragione a preoccuparci perché la beffa era dietro l’angolo o, forse dietro una porta... chissà, ed è puntualmente arrivata con la notizia del bando indetto dalla Lega solo poche ore fa». Il sospetto è che ci possa essere un’altra emittente interessata a trasmettere in chiaro. Non solo. «È lecito anche dubitare – ha continuato Maffei – della neutralità del presidente della Lega che prima aveva mostrato il deciso intento di chiudere rapidamente con la Rai e ora ha fretta di ricevere le buste con le offerte entro le ore 12 di martedì». Il limite del 26 luglio è considerato inaccettabile «per modalità e tempi».
Il vicepresidente della Lega, Maurizio Zamparini, difende l’asta sui diritti Tv: «È un atto dovuto, poiché i diritti in chiaro non sono stati acquistati e le tv sono tante». Se anche per il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, si potrebbe far slittare di qualche giorno la data di consegna delle buste, la Lega Calcio non arretra. Con un fax ha confermato alla Rai tutte le scadenze. L’azienda di viale Mazzini ha subito risposto annunciando il ricorso alle vie legali. «Dopo la risposta della Lega Calcio – spiega una nota – la Rai si vede costretta a tutelare i suoi diritti», sottolineando che «a nulla è valso il buon rapporto, costruito in tanti anni con la Lega Calcio, che aveva portato in passato la Rai a non reagire in sede giudiziaria alle violazioni degli accordi conclusi con la Lega». La bufera «diritti sul calcio» è solo all’inizio.