Lo scontro An-Lega per quella nomina rimasta sulla carta

Milano. Era il dicembre del 2004 e gli operai forestali della Calabria erano sul piede di guerra. Per protesta contro il governo che voleva tagliare i fondi destinati a loro avevano bloccato autostrade, aeroporti, stazioni e imbarcaderi. Giorni di tensioni, polemiche, trattative. Alla fine l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi aveva messo sul piatto 160 milioni di euro. Decisione sofferta, presa da un vertice di maggioranza che porta un’altra novità: Roberto Calderoli, ministro leghista per le Riforme, sarà nominato commissario per la forestazione in Calabria. Apriti cielo. Basta l’annuncio a scatenare le reazioni dell’opposizione, ma anche di An. «Se dovesse essere necessario un commissario - tuona Alemanno, titolare delle Politiche agricole - mi candiderò io». Poi i riflettori si spengono. E quando dopo cinque mesi un giornale lo attacca per non essersi mai fatto vedere in Calabria, Calderoli rivela: «Quell’incarico non l’ho mai ricevuto davvero».