Scontro nel Carroccio:Bossi cancella Maroni

Il Senatùr vieta i comizi con la presenza dell’ex ministro. Che ribatte: "Mi viene da vomitare, andremo alla conta"

Roma - Alla fine è guerra, guerra ve­ra. Umberto Bossi ha rotto gli indu­gi e ieri sera ha mes­so alla porta del­la Lega Roberto Maroni con una let­tera inviata alle segreterie provin­ciali del Carroccio e firmata di suo pugno: «È fatto divieto- si leggeva­ di organizzare incontri pubblici al­la sua presenza ». In pratica è arriva­ta la resa dei conti dopo il caso Co­sentino che ha spaccato il partito e la reazione dell’ex ministro non è tardata ad arrivare, via Facebook: «Non so perché, nessuno me lo ha spiegato, sono stupefatto, mi vie­ne da vomitare: qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega ma io non mollo» si leggeva sul suo profilo.

«Andremo alla conta» ha detto su­bito ai suoi, che proprio via social network hanno scatenato la rap­presaglia: centinaia di profili di mi­­litanti sono stati modificati con la foto di Maroni, tra i quali quelli di parlamentari e dirigenti (anche Matteo Salvini), che hanno rispo­sto all’immediato «passaparola» in rete. In molti hanno inserito l’im­magine usata proprio da «Bobo»: una foto che lo ritrae in piedi men­tre appoggia le mani sulle spalle di Umberto Bossi seduto a tavola, scattata prima della malattia del Se­natùr. Moltissimi anche i «post» di solidarietà: «Non mollare», «Non fermeranno il cambiamento», «Adesso andiamo a congresso, for­za Bobo».

Tutto questo dopo una giornata di tensione: che la reciproca in sofferen­za tra gli schieramenti avesse ormai superato i limiti di guardia si era capi­to nel botta­ e risposta tra Roberto Ma­roni e Marco Reguzzoni. Nonostan­te le indicazioni iniziali di Umberto Bossi fossero piuttosto chiare nel sen­so di «chiudere almeno pubblica­mente la vicenda» (per trovare trac­cia del caso Cosentino su la Padania di ieri bisognava arrivare fino a pagi­na 9) i due non erano riusciti proprio ad evitare lo scontro.

Tanto che già nell’accesissima riunione del gruppo parlamentare di giovedì l’exmini­stro dell’Interno non aveva esitato ad usare la parola «dossier». Dopo che Bossi lo aveva accusato di aver malgestito il denaro della Lega quan­do nella scorsa legislatura era capo­gruppo alla Camera, Maroni aveva infatti replicato dicendo di sapere che girano «dossier» in questo senso (fatti da Reguzzoni) e di aver già pre­parato l­a documentazione per dimo­strare la sua trasparenza. Insomma, il cosiddetto «cerchio magico» ha decisamente pigiato il piede sull’acceleratore per arrivare fi­nalmente alla resa dei conti con Ma­roni. Una guerra da cui negli ultimi tempi si sarebbe chiamato fuori Ro­berto Calderoli, riavvicinandosi ai fe­delissimi del Senatùr.

D’altra parte l’ex ministro dell’Interno paga lo scotto di uno scontro che è senza esclusione di colpi e che al più tardi tra un anno - passerà per le forche caudine delle elezioni politiche. Tra­ducendo: restando questa legge elet­torale, di qui a 12 mesi sarà Bossi a de­cidere le candidature. E il repulisti dei cosiddetti maroniani è già stato più volte minacciato. Anche perché, almeno per il momento, non v’è trac­cia di eventuali congressi che possa­no cambiare gli equilibri interni ai vertici di via Bellerio. E Maroni- no­n­ostante i militanti siano sostanzial­mente con lui - paga anche lo scotto di un rapporto non buonissimo con i veneti.

Il suo asse con il sindaco di Ve­rona Flavio Tosi, infatti, non piace troppo né ai trevigiani (guidati dal se­gretario veneto Gianpaolo Gobbo) né ai vicentini (tra cui il capogruppo al Senato Federico Bricolo), mentre il presidente del Veneto Luca Zaia ha sempre preferito tenersi fuori visto che - ripeteva settimane fa - il «mio tempo lo dedico a governare». E qua­si tut­ti i leghisti veneti in qualche mo­do considerano Maroni responsabi­le di aver «allargato» la faida della Lombardia al Veneto.

Insomma, dopo una prima avvisa­glia («Sono amareggiato e un po’ de­luso ma non smetto di lavorare per la Lega che ho contribuito a costruire in oltre 25 anni di attività politica», aveva scritto su Facebook Maroni; «Caro Roberto, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Se Cosentino andava messo in galera perché non ce lo hai detto quando eravate tu mi­ni­stro e lui sottosegretario?», ha repli­cato Reguzzoni), ecco che in serata la situazione è precipitata. E nella Lega adesso è guerra vera.