Scontro fra presidenti sui costi del Quirinale

Cossiga: io non c’entro con l’aumento dello stipendio di Napolitano, lui sciolga i Corazzieri

da Roma

«Napolitano? Prima di coinvolgermi ceda Castel Porziano per farne un campo rom, vada a mangiare da McDonald’s e sciolga il corpo dei corazzieri, quei tipi buffi vestiti di rosso e blu, come li chiamava Francesco Saverio Nitti». Francesco Cossiga è furioso. Ce l’ha con il capo dello Stato e soprattutto con il suo portavoce Pasquale Cascella. Motivo del contendere, la responsabilità della legge che ha aumentato lo stipendio del presidente della Repubblica, portandolo a livelli record: dal primo gennaio 2008 sarà di 226.560 euro annui. Lordi.
Al mese fanno più di undicimila euro. Una cifra indubbiamente alta, tre volte tanto l’appannaggio di Sarkozy, che però si è formata, spiega Cascella rispondendo a un articolo di Italia Oggi, grazie alla legge 372 del 1985 «che ha provveduto a determinare l’importo dell’assegno in 200 milioni di lire, che da allora non ha avuto alcun incremento, salvo il meccanismo di indicizzazione pari alla variazione accertata dall’Istat». C’è di più. Dal 1996, per effetto di un’altra legge, la dotazione presidenziale «viene sottoposta all’ordinaria tassazione per l’imposta sul reddito».
È quel riferimento al 1985 a far letteralmente imbufalire Cossiga. All’epoca infatti al Quirinale c’era lui. «Ma la decisione - puntualizza il Picconatore - fu presa qualche settimana prima delle mia elezione». A predisporre il ddl fu il premier Bettino Craxi insieme alla presidente della Camera Nilde Iotti e allo stesso Cossiga, allora presidente del Senato. «Io però non immaginavo di finire al Colle. I candidati erano Elia e Forlani. È bene che Napolitano e il Quirinale non parlino più con me di benefici logistici e materiali perché io ho rinunciato a quelli che mi spettavano mentre lui in questo segue la strada dei grandi capi comunisti, da Stalin a Honecker a Tito, svolazzando tra Quirinale, Castel Porziano e Villa Rosebery a Napoli. Perché - insiste - non cede tutto e non si ritira nel più piccolo ma dignitoso complesso di piazza Sant’Ignazio?».
Comunque sia, con l’ultimo scatto il capo dello Stato supera Romano Prodi e diventa il politico con l’appannaggio più alto. «Il primo stipendio d’Italia - è il titolo di Italia Oggi -. Napolitano si regala altri 300 euro al mese». Anche su questo però Cascella ha delle precisazioni. Innanzitutto, «l’importo dell’assegno è stabilito per legge ed è erogato direttamente dal ministro dell’Economia, sicché sia il capo dello Stato sia la stessa amministrazione del Quirinale sono completamente estranei alla determinazione e alla corresponsione». Infine, conclude, da quando è salito sul Colle «il vitalizio spettante a Napolitano per i suoi 38 anni anni di deputato è sospeso essendo stato considerato, in base a una rigorosa e restrittiva interpretazione, non cumulabile».