Scontro su Welby: «I politici lo stanno usando»

Fini: «Strumentalizzazione volgare». Ma il ministro Ferrero ribatte: «Basta accanimento terapeutico»

Emanuela Fontana

da Roma

Il dramma di Piergiorgio Welby sta diventando una «volgare strumentalizzazione politica». Il giorno dopo le veglie in solidarietà del sessantenne malato di distrofia che da mesi chiede di morire per porre fine alle sue sofferenze, il dibattito politico si accende e per l’opposizione è Gianfranco Fini a chiedere chiarezza sull’argomento dell’eutanasia.
Il tribunale civile ha respinto il ricorso di Welby, delegando alla politica il compito di colmare il «vuoto legislativo» in materia. Dunque Welby non può scegliere di morire. Per lui ieri hanno pregato anche i detenuti di Rebibbia nella messa della domenica. E se il dibattito politico vede posizioni anche opposte all’interno degli stessi schieramenti sul significato di accanimento terapeutico e eutanasia, la Chiesa ribadisce i suoi principi: «La dignità della vita sta in tutti gli istanti, dal primo all’ultimo soffio», scriveva ieri il quotidiano dei vescovi l’Avvenire commentando la sentenza del tribunale civile sul caso Welby e dunque dei tanti casi Welby d’Italia.
Ma all’Avvenire risponde un fondo, opposto dell’Unità: un decreto che «consenta a Piergiorgio Welby una sedazione irreversibile e il distacco della spina - scrive il quotidiano dei ds - è certamente il dovere etico e politico minimo ed elementare di tutti coloro che stanno dalla parte della vita. Da che parte stare dovrebbe essere la più facile delle scelte. Il resto è Ponzio Pilato».
Nella maggioranza, però, le posizioni sono spesso contrastate, e non così nette. C’è chi invita a «salvaguardare il libero arbitrio e la volontà di Welby», come i Comunisti Italiani con Marco Rizzo. Ci sono però tante visioni distanti, come quelle dei cattolici della Margherita. E non tutti parlano del caso specifico di Welby, puntando invece a norme giuridiche a cui lavorare. Il ministro della Sanità Livia Turco per ora annuncia un «disegno di legge delega» in preparazione al governo per inserire nell’ordinamento italiano i principi alla base del rapporto tra diritti umani e biomedicina, dunque anche accanimento terapeutico, sanciti dalla convenzione di Oviedo.
A spingere l’acceleratore su una norma a maglie larghe che consenta di fatto l’introduzione di una forma di eutanasia sono soprattutto i radicali di Marco Pannella e Marco Cappato e quindi la Rosa nel pugno. Le commissioni sanità e giustizia del Senato avvieranno la discussione sul testamento biologico la prossima settimana, ma ci sono ben otto proposte di legge da discutere.
Il confine tra accanimento terapeutico e eutanasia è molto sottile, avverte il vicecapogruppo dell’Udc alla Camera, Maurizio Ronconi: «C’è chi immagina di utilizzare il cavallo di Troia dell’accanimento terapeutico per introdurre surrettiziamente l’eutanasia». Ma Forza Italia, con una posizione più laica rispetto ad An e Udc, frena: «Accanimento terapeutico e eutanasia - precisa il vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto - sono cose profondamente diverse quindi non si può sostenere che una legge sacrosanta che regola la prima materia sia il cavallo di Troia per introdurre la seconda».
A scandire il «no all’eutanasia» è per ora, con la Chiesa e l’Udc, Alleanza Nazionale. Gianfranco Fini lo dice in modo chiaro: «È doveroso, di fronte allo scontro in atto finalizzato a introdurre norme tali da prefigurare una deriva verso l’eutanasia, riaffermare il no all’eutanasia». Concetto che esce nitido dalle parole di Roberto Pedrizzi, presidente della Consulta etico-religiosa di An: «La sofferenza e la disperazione non si combattono facendo fuori il sofferente e il disperato, ma cercando di sollevarlo dal dolore fisico e di sostenerlo umanamente». È polemico con il centrosinistra anche il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Maroni: «È penoso vedere come il dolore di una persona come Welby sia sbattuto in prima pagina e strumentalizzato dalla maggioranza».
«Non facciamo più soffrire Welby», invita, invece, nel governo, il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, che gradisce «l’iniziativa importante e significativa del ministro Turco», ma sul caso Welby ha un’opinione ben precisa: «Nell’immediato, credo si debba rispettare la volontà di Piergiorgio Welby a far cessare l’assurdo accanimento terapeutico che subisce».