Scontro sul «milleproroghe» ma il Senato dice sì al decreto

Baccini (Funzione pubblica) minaccia le dimissioni sul provvedimento che comprende la missione in Irak. In nottata il governo ottiene la fiducia

da Roma

E le proroghe da mille diventarono cinquecento. Giornata convulsa ieri in Senato, teatro di uno scontro all’interno della Casa delle libertà per l’approvazione del cosiddetto decreto «milleproroghe» che raccoglie norme disparate e diversi decreti legge compreso quello sulla missione in Irak. Il dibattito si è inoltrato fino a tarda notte ma alla fine il governo ottiene la fiducia.
Il «milleproroghe» è approdato ieri di buon mattino nell’aula di Palazzo Madama, accompagnato dall’annuncio del ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, della richiesta di fiducia da parte del governo. Il testo originario era stato interamente sostituito da un maxiemendamento sul quale si è acceso subito lo scontro. Il primo a infiammarsi è il ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini, che minaccia di non votare la fiducia e poi di dimettersi perché nel testo non sarebbero state inserite norme sulla pubblica amministrazione considerate «prioritarie» dall’esponente Udc. Poco prima era stato proprio il sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, Cosimo Ventucci, a spiegare di essere stato «subissato di richieste dagli uffici perché inserissimo questa o quella norma» nel maxiemendamento ridotto a un minestrone. Tra un rinvio della discussione e una conferenza dei capigruppo si arriva al tardo pomeriggio. Mentre l’opposizione punta il dito contro la maggioranza che avrebbe infilato dentro il provvedimento un po’ di tutto arriva anche la bocciatura della Commissione bilancio. Dopo una «disamina approfondita» del maxiemendamento, i membri del Bilancio evidenziano «molte norme con problemi di copertura significativi e, in alcune parti, molto significativi». A dirlo è lo stesso presidente della Commissione, l’azzurro Antonio Azzollini. Dietro la bocciatura la mano del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che non aveva gradito l’inserimento di tante norme prive di copertura finanziaria. «Ho stoppato l’assalto alla diligenza, l'assalto dei topi al formaggio», sarebbe stato il commento di Tremonti. Il ministro comunque poi garantisce che il testo finale «è totalmente coperto e non ha impatto sui saldi di bilancio». Dunque le norme prive di copertura vengono stralciate e il maxiemendamento si dimezza. Nel frattempo rientrano pure le minacce di dimissioni lanciate in mattinata da Baccini che incassa la promessa che le norme cui tiene tanto verranno accorpate al testo del decreto legge sull’agricoltura che approderà nell’aula del Senato agli inizi della prossima settimana. La decisione di Baccini resterà sospesa sino a quel momento.
L’odissea del maxiemendamento stigmatizzata dalle parole del senatore della Margherita, Willer Bordon, «una vicenda kafkiana», provoca anche la reazione risentita del presidente del Senato Marcello Pera che invita il governo a «preparare e meditare» meglio i propri provvedimenti. Tra le norme cassate quella che aumentava da 185 a 253 le unità del personale dell’antitrust per affrontare le nuove competenze in materia di vigilanza bancaria. Restano invece quella sul finanziamento dei partiti e l’azzeramento del debito.