Scontro sul welfare: Epifani e la Fiom alla resa dei conti

Il segretario Cgil avverte: "Necessaria una verifica dopo il referendum nelle fabbriche". E il leader Fiom Rinaldini: "Problemi sul futuro del sindacato"

Roma - Scissione no, perché «non c’è nessuna crisi della Cgil». Spaccatura nemmeno. «Il voto contrario all’accordo sul Welfare - spiega il segretario della Fiom Gianni Rinaldini - ha un solo nome, si chiama democrazia». Ma la spallata dei metalmeccanici è stata davvero pesante, al punto che, dice ancora Rinaldini, «adesso si apre un problema sulla prospettiva della rappresentanza sindacale e sul futuro della Cgil». Choc a Corso Italia, dove Guglielmo Epifani si prepara a un duro braccio di ferro. «Siamo di fronte a un fatto assolutamente nuovo, si aprirà una verifica su quanto è successo». Intanto si può consolare con il via libera bulgaro all’intesa, solo tre no su 400 membri, votato dagli esecutivi unitari confederali. E anche con la ritrovata intesa con Cisl e Uil, che hanno bocciato lo scarto della Fiom.

Ora la parola è alle fabbriche. Tra il 17 settembre e il 6 ottobre si terranno le assemblee nei luoghi di lavoro e tra l’8 e il 10 ottobre il referendum generale. Sarà quello, sostiene Epifani, il momento della verità. «Il voto dell’altro giorno non cambia niente. Al di là delle opinioni di chiunque, spetta ai lavoratori e ai pensionati il giudizio definitivo sull’accordo». Brucia parecchio il no della Fiom alla riforma delle pensioni e a quella, ritenuta insufficiente, della legge Biagi. Il primo dal dopoguerra. Come andrà? Difficile fare previsioni, tutto ruoterà sulla partecipazione degli operai alla consultazione. Il segretario della Cgil invita infatti i suoi a darsi da fare: «Il problema adesso è coinvolgere gli iscritti». E dopo, la resa dei conti, «la verifica interna».

Metalmeccanici, da «punta di diamante» a sfasciacarrozze del sindacato? Rinaldini non ci sta a finire nell’angolo. «Noi non vogliamo né la crisi della Cgil né quella del governo. Se ci sarà una discussione, la faremo, però bisogna rendersi conto che quando si vota ognuno è libero di esprimere il proprio parere, positivo o negativo. Del resto, checché se ne dica in queste ore, non è la prima volta che il comitato centrale si esprime in maniera diversa dalla Cgil su un passaggio importante della vita del sindacato. Non si può minimizzare, la non approvazione dell’accordo è indice di grande sofferenza rispetto all’intesa, soprattutto per le modalità di superamento dello scalone e per le questioni legate al mercato del lavoro e agli straordinari». E, aggiunge, non c’è una questione di regole. «Noi infatti come sempre le rispetteremo». Il duro Giorgio Cremaschi annuncia battaglia: «Ai lavoratori vanno spiegate pure le ragioni del no». Ma Rinaldini sfuma: «La Fiom non farà nessuna campagna per il no. I dirigenti porteranno la questione nelle fabbriche e saranno i lavoratori a giudicare nel merito». Ci sarà, è vero, un problema di partecipazione, ma questo, secondo il leader della Fiom, è colpa della Cgil: «Per come si è svolta la trattativa, cioè senza il coinvolgimento dei lavoratori, la prima difficoltà sarà proprio quella di portare gli iscritti a votare».
E puntualmente, dalla base già arrivano i primi segnali di malessere. Davanti alla Fiat di Melfi è cominciato un sit-in «per spiegare i motivi» del no all’intesa. Nessuna firma al buio, avverte Giuseppe Cillis, segretario della Fiom Basilicata: «Chiederemo ai segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil di venire a spiegare alle migliaia di giovani operai lucani le ragioni dell’intesa con il governo sul Welfare e invitiamo i parlamentari della sinistra a condurre una battaglia per ottenere delle modifiche radicali». Musi lunghi pure a Mirafiori. «Soprattutto sul capitolo pensioni - racconta la delegata Fiom Nina Leone - i lavoratori qui non sono per niente soddisfatti. Epifani, Angeletti e Bonanni avrebbero dovuto tenere in maggiore considerazione le aspettative e le speranze di questa gente».

Ma i confederali hanno intenzione di andare avanti, anche a costo di isolare i metalmeccanici Cgil. «Il movimento sindacale è esteso - dice il segretario della Cisl Raffaele Bonanni - e non si riduce alla Fiom che è poca cosa: non riusciranno a rovinare l’unità delle organizzazioni». E Luigi Angeletti, leader della Uil: «Ai lavoratori dobbiamo chiedere non un giudizio sul governo o sul sindacato ma su quello che abbiamo negoziato e penso che le ragioni generali alla fine prevalgano».