È scontro sull’adesione allo sciopero

da Roma

A meno di due mesi dall’ultimo sciopero generale dei metalmeccanici (a sostegno del rilancio dell’industria del settore), le tute blu sono scese ieri in piazza per il rinnovo del contratto. Lo sciopero nazionale di quattro ore è stato esteso a otto in molte regioni (tra le altre in Emilia Romagna, Umbria, Liguria e Basilicata) e sulle adesioni si è scatenata la consueta guerra di cifre tra industriali e sindacati. Per la Federmeccanica si sono astenuti dal lavoro il 30% dei dipendenti mentre secondo Fiom, Fim e Uilm ha incrociato le braccia oltre l’80% del personale. Concluso il primo pacchetto di scioperi di 10 ore, il negoziato tra Federmeccanica e sindacati riprenderà il 21 giugno ma la situazione resta molto difficile. Al momento per il rinnovo del contratto scaduto lo scorso 31 dicembre (circa 1,5 milioni i lavoratori interessati) le posizioni non si sono avvicinate in alcun modo. I sindacati chiedono unitariamente un aumento salariale medio di 130 euro, 25 dei quali per quei lavoratori che non fanno contrattazione aziendale, mentre le imprese offrono 59,58 euro. E si dicono disponibili a crescere oltre questa cifra - come ha ribadito ieri il direttore generale della Federmeccanica Roberto Biglieri - solo se ci sarà disponibilità del sindacato all’introduzione nel contratto di parametri «nuovi» a partire da una maggiore flessibilità, soprattutto di orario. «Bisogna adeguare l’orario - ha spiegato Biglieri - per cogliere le opportunità». Per aumentare l’offerta di aumento salariale fatta finora - ha aggiunto - «l’unica speranza è introdurre altri elementi».