Scontro sulla droga: «La Turco dà dati falsi»

Malgrado il dissenso anche di 51 deputati ulivisti, il testo ottiene il sì della maggioranza

Roberto Scafuri

da Roma

Sforna dati: i circa 9 milioni di italiani che approverebbero l’utilizzo di cannabis ritenendolo «non dannoso» e il numero di arresti per detenzione di droghe leggere, che si sarebbe impennato. Difende se stessa e il suo decreto, «un piccolo e parziale passo», che permette però di «evitare il carcere ai giovani, perché vedere giovani in carcere per uso occasionale di droghe leggere è una sconfitta per tutti». Se la prende con la legge Fini-Giovanardi, suscitando proteste dai banchi del centrodestra. Interviene poi persino in tv, a Domenica in, finendo duramente apostrofata da don Benzi: «Aumentando il livello di detenzione si dà una spinta alla morte!».
Giornata campale per il ministro della Salute, Livia Turco, chiamata dalla sua stessa maggioranza a giustificare in Parlamento il decreto che raddoppia da 20 a 40 le dosi di cannabis che possono essere considerate «uso personale». Nonostante il giorno festivo e i lavori dominati dalla Finanziaria, la Turco tiene banco alla Camera per due ore e mezzo, con una informativa di oltre nove cartelle fitte. L’opposizione la contesta aspramente, l’ex ministro Giovanardi l’accusa di fornire «dati falsi», l’azzurra Stefania Prestigiacomo le chiede «da donna, da mamma e da ex ministro» il ritiro del provvedimento, «che ha indotto nei nostri giovani la convinzione che farsi le canne è assolutamente lecito». Anche dai banchi della maggioranza alcuni deputati dell’Ulivo e dell’Italia dei Valori ne contestano soprattutto il metodo: l’«intempestività» di un decreto legge che non consente alcun dialogo e confronto. Ma il ministro non ha dubbi («Ho la coscienza serena», assicura), incassa il parere maggioritario dell’Unione (espresso dalla ds Sereni e dal rifondatore Farina) ed esce da Montecitorio dichiarandosi «fiduciata», oltre che «rinfrancata».
Dopo la lettera di 51 deputati ulivisti contrari al decreto, la Turco sceglie di trincerarsi dietro paraventi che ritiene inespugnabili anche per un «fuoco amico». Anzitutto, il programma dell’Unione e le sue quattro linee guida: «Educare, prevenire, curare, non incarcerare». «Conosco le diverse sensibilità e i diversi approcci nel centrosinistra - dice - e i valori profondi che ci uniscono. Fortemente ci ha unito il giudizio negativo sulla Fini-Giovanardi. Per questo ho ritenuto doveroso fare subito qualcosa: e questo non è fare spot, ma rispettare la persona». Il ministro assicura che il decreto «rispetta la struttura del precedente decreto e non interferisce con le valutazioni tecnico-scientifiche» fatte durante il ministero Storace. Si ritocca, aggiunge, soltanto una quantificazione delle dosi «non scientifica, ma del tutto discrezionale». Così il nuovo limite «rende più netto il confine tra consumo individuale e presunzione di spaccio» e «non intende assolutamente legittimare l’uso della cannabis, né politicamente né moralmente. Nessuno nega i potenziali danni della cannabis... Ma se ragionassimo così, anche Giovanardi fomentava l’uso della cannabis, sia pure per meno quantità...».
La Turco tira in ballo la «responsabilità di madre: devo essere io e non il carcere, non una legge arcigna, ma noi, a dover dire di no al consumo di tutte le sostanze che fanno male, dall’alcol al tabacco». E i dati forniti parlano di un consumo in aumento su tutta la linea, tranne che per l’eroina. Con circa 3 milioni e 800 mila italiani che nel 2005 hanno fatto uso delle droghe leggere (quasi il doppio del 2001). Di questi, mezzo milione ha fra i 19 e i 21 anni. Negli ultimi cinque anni sono raddoppiati anche i consumatori di cocaina (da 350mila a 700mila). Aumentati del 20 per cento gli arresti per utilizzo di sostanze stupefacenti, snocciola la Turco: il 10 per cento in più per possesso di hashish; quasi il 64 per cento in più per la marijuana e quasi il 18 per cento per il possesso di piante intere di cannabis. Dati contestati dall’Udc Giovanardi, che li ritiene frutto piuttosto dell’«aumentata efficacia delle operazioni delle Forze dell’ordine», mentre gli arresti nei primi sei mesi d’applicazione della «sua» legge sarebbero «diminuiti del 10 per cento».