Scontro sulla sanità resa dei conti Biasotti-Burlando

(...) l’aplomb, facendo volare offese sia politiche sia personali davanti a un seccatissimo Mino Ronzitti il presidente del consiglio regionale costretto più volte a sgloarsi per ristabilire l’ordine.
Biasotti torna a bomba sui numeri illustrati da Burlando: «Lei da un anno mi offende in modo pesante accusandomi di aver mentito sul disavanzo, e adesso i suoi dati dimostrano che io ho lasciato un debito di 96 e non di 317 milioni». Poi va all’attacco: «Parlerò lentamente, così potrà capire come ho fatto a lasciare i conti in attivo senza aumentare le tasse e senza svendere il patrimonio pubblico, come invece ha fatto lei». Burlando perde le staffe: «Guardi che ho fatto qualche corso di studio più di lei».
Un crescendo: «La verità è che lei invece di andare a Roma a trattare come facevo io ci manda i funzionari e va in viaggio con le sue lobby», urla del centrosinistra, «e che invece di licenziare gli assessori come feci io costringendo a rigare dritti i direttori ha detto subito che non avrebbe licenziato nessuno», strepiti del centrosinistra, «e ora ci viene a dire che non si possono più chiedere soldi a Roma, ma dov’è la congruenza?», richiamo di Burlando: «Si dice coerenza», ironia di Biasotti: «Grazie ingegnere, lei capisce poco ma parla bene l’italiano», tedio di Ronzitti: «E su, Biasotti concluda», botto finale di Biasotti, più tardi ammetterà di aver esagerato: «Lei parla di ruberie ma in passato ha avuto problemi con la giustizia, è stato processato per il sottopasso che ha pagato tre volte tanto, e l’hanno assolta ma le hanno anche detto che è un coglione».
Ronzitti grida al «decorooo», Biasotti dice ai giornalisti «è vero, ho esagerato, però è più offensivo dare dell’imbroglione che del coglione». Burlando rincara: «Biasotti è nervoso perché siamo di fronte al suo fallimento e al suo imbroglio. Ma se dà del bugiardo a qualcuno invece di farlo davanti alle telecamere deve farlo davanti allo specchio». E poiché la verità dipende da dove la guardi, ognuno resta della sua opinione, Biasotti a dire che il deficit 2004 è in pari perché nel frattempo il governo ha ripianato i conti, Burlando a dire che per lo stesso motivo il disavanzo lasciato da Biasotti ammonta a 317 milioni. Nel mezzo Gianni Plinio il capogruppo di An chiede le dimissioni di Burlando, Matteo Marcenaro della lista Biasotti segnala che neppure i gestori di telefonia la Regione sa scegliere, che i dipendenti sanitari liguri spendono più dei colleghi del resto d’Italia «e non perché abbiano una più spiccata propensione ad alzare la cornetta».
Alla fine, Burlando ringrazia Alessio Saso di An, Matteo Rosso di Forza Italia e Fabio Broglia dell’Udc che si son detti disponibili al confronto sul piano di riordino della sanità e invita tutta l’opposizione a fare lo stesso: «I dati di fatto sono tre: i conti sono fuori linea, non possiamo risanarli solo con l’aiuto del governo ma dobbiamo razionalizzare, c’è un problema di qualità dei servizi visto che la gente scappa a curarsi in altre regioni. Decidete voi se convenire su questi punti e condividere con noi questo percorso o se preferite alzare le barricate». La seconda che ha detto, le barricate.