Scontro sulla sepoltura poi il premier decide: restituitelo alla famiglia

Volevano portare la salma in un luogo segreto o nello Yemen, invece il tiranno sarà tumulato accanto ai due figli

Verrà sepolto vicino a Uday e Qusay, ai due figli imbottiti di piombo in un blitz a Mosul nel luglio del 2003. Perché i suoi fedelissimi, la gente sunnita si possa raccogliere nella moschea. Lo possa piangere. Saddam Hussein verrà quindi tumulato con ogni probabilità a Ouja, il suo villaggio natale, vicino alla città di Tikrit. Ponendo fine a quella ridda di voci che volevano la salma destinata a essere tumulata in una località segreta irachena, anzi destinata allo Yemen, dove vivono alcuni familiari del raìs.
A ricevere nella Zona Verde di Bagdad il corpo dall’autorità nazionale si è invece presentata una delegazione formata da familiari, dal governatore della provincia di Salahuddin, Hamad Hamoud al Qaisy, e dal capo della tribù di Saddam, Sheikh Ali al-Neda, che aveva raggiunto la capitale su un elicottero americano. Era stato proprio al Qaisy a dare l’ultimo nulla osta per tumulare il raìs nella provincia di Salauddjn, dopo una trattativa con iracheni e americani. E stamattina il suo corpo verrà sepolto dopo una preghiera iniziata già nel pomeriggio di sabato nella moschea del villaggio. Con politici locali, parenti e conoscenti che si sono ritrovati in preghiera.
Insomma, chi non ha avuto rispetto per i vivi, sarà rispettato da morto. Solo così, infatti, con una tomba accessibile a chi lo vuole piangere, avrà fine la dittatura di Saddam Hussein. Il suo cadavere non impaurisce, imbarazza. Non riesce a dividere quel corpo che oscilla ancora nel vuoto di un Paese sempre troppo giovane per le sue scelte. Saddam da morto non fa prevalere il timore che il suo fantasma si stagli sulla democrazia, assurga a idolo, sia martirizzato dei sunniti. Cristallizzando consensi dopo quel processo, brutta copia di Norimberga, farsa per codici appena riscritti.
La figlia del dittatore, Raghad, si era fatta avanti con lo Yemen chiedendo di poter seppellire la salma nel cimitero di Sanaa. C’era già uno dei legali dell’ex raìs, Giovanni Di Stefano, che spiegava di aver appreso via sms dalla figlia che il corpo era in viaggio per lo Yemen: «Una volta terminato il conflitto la salma ritornerà in Irak, dove è giusto che riposi». Ma sembra che il premier iracheno Nouri al Maliki abbia subito respinto l’ipotesi yemenita. Il corpo non deve uscire dai confini nazionali. Deve rimanere nella sua terra. Così si è scelto il male minore, la soluzione più trasparente, il luogo più simbolicamente rispettoso del raìs morto. Appunto, il villaggio di Ouja. Sempre che all’ultimo momento non prevalgano le misure di sicurezza, preferendo una località segreta.
Ma il consigliere per la sicurezza nazionale, Mouwaffaq al Rubaie, dopo essersi confrontato con gli americani, ha caldeggiato ancora Ouja con i falchi che preferivano soluzioni transitorie per località segrete. Ma queste ultime avrebbero fornito un formidabile pretesto alla guerriglia per fomentare l’insoddisfazione dei moderati.
Gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it