Scontro fra toghe su Vallettopoli Woodcock forse salta

La relazione al Csm sulle inchieste choc di Potenza. Adesso il pm del "caso Sircana" e il suo capo potrebbero essere trasferiti. L’accusa: "È stata creata una Procura nella Procura con una polizia privata“

Roma - «Una Procura nella Procura, con Woodcock che fa il bello e il cattivo tempo». Il j’accuse al Csm di Vincenzo Tufano, procuratore generale di Potenza, è pesante. «C’è una situazione insostenibile negli uffici, che genera paura e sconcerto tra i cittadini. Disagio diffuso. Tutti sanno che c’è una guerra tra magistrati». Nell’audizione di lunedì alla Prima commissione, i cui atti sono secretati, Tufano mette nei guai il capo della Procura Giuseppe Galante, i vice John Woodcock e Vincenzo Montemurro e il gip Alberto Iannuzzi. Si profila per loro un trasferimento d’ufficio, a fine istruttoria. Nei prossimi giorni, forse prima di aprile. «A Potenza - sostiene il pg - c’è un procuratore capo che si è dimostrato, a dir poco, inadeguato a gestire l’ufficio. E ci sono sostituti piuttosto disinvolti in materia di cultura giuridica e di rispetto delle regole, soprattutto in materia di libertà e di privacy». Sono Galante, Montemurro e la star Woodcock.
Tufano parla di «uso spregiudicato delle misure cautelari», di intercettazioni telefoniche e ambientali à gogo, di discutibile rapporto con i mezzi d’informazione, di uso di quella che altri hanno chiamato una «polizia privata», di «scontri gravissimi con gli avvocati».

Quanto a Iannuzzi, per il pg nell’ufficio manca una separazione tra pm e gip. Fa capire che il gip firma le richieste d’arresto senza autonomia. Che, in pratica, è l’alter-ego di Woodcock e Montemurro. Tufano cita casi specifici, sottolinea i tempi inverosimili per il deposito delle ordinanze, con la firma poche ore dopo la richiesta d’arresto per inchieste contenute in decine di faldoni. Come per le manette a Vittorio Emanuele.

Il pg fa un excursus delle indagini clamorose che hanno reso famoso il grande moralizzatore Woodcock: da quella sull’Inail del 2002 a Iena 2 del 2004, al Savoiagate del 2006 fino a Vallettopoli. Ricorda che Iena 2 provocò «una vera rivoluzione», con 51 arresti di politici, avvocati, imprenditori, ma «6-7 erano i veri delinquenti e gli altri sono usciti subito». Critica una frase significativa di Montemurro alla stampa: «Non abbiamo richiesto l’arresto di Luongo (deputato Ds, ndr) solo perché mancavano gravi indizi». Si dice «impressionato» dal fatto che il gip Iannuzzi sia addirittura andato in tv, a Chi l’ha visto, a parlare del Savoiagate. Condanna l’inserimento negli atti finiti sui giornali di conversazioni «solo private, senza rilievo per l’inchiesta», come la telefonata del 2005 di Daniela Fini sulle convenzioni sanitarie e tante altre.

Tufano ha fatto un’indagine interna per accertare se i due pm di Potenza rispettassero le regole e se il loro capo vigilasse a dovere. Due questioni alle quali risponde: no, nessuno ha onorato il proprio ruolo. Galante, spiega Tufano, «è un signore di campagna, si occupa della sua azienda agricola, va a caccia...». E intanto, a Potenza, Woodcock e Montemurro hanno mano libera su tutto. Altri pm sono già stati ascoltati dal Csm, come avevano chiesto, per sollevare obiezioni. Lo stesso Galante, di fronte alla commisione, viene interrogato sul suo controllo dell’ufficio. «Abito a 125 km dalla sede, ma cerco di essere presente - ammette lui -, anche se certo non tutti i giorni, se è questo che lor signori vogliono sapere». Gli chiedono se sul Savoiagate ci sono stati «difetti di comunicazione» tra lui e i suoi vice. Galante dice che era al corrente di tutto, ma poi riconosce che sull’ordine di arresto per Vittorio Emanuele Woodcock in pratica ha fatto tutto da solo.

Al Csm chiedono a Tufano se c’è «un contrasto» tra lui, Galante e i suoi vice e il pg risponde che lui, semplicemente, non sta «a scaldare la sedia», ma fa il suo lavoro, vigilando sulla Procura. E si è mosso non motu proprio, ma dopo esposti, denunce, il libro bianco degli avvocati. I legali denunciavano una serie di abusi e il pg ha solidarizzato con loro. «Galante - spiega - lavora a porte chiuse, non ascolta nessuno, non riceve neppure gli avvocati». Tante cose Tufano le segnala da 2 anni e mezzo al Csm. «Provocano sfiducia anche nel mio ufficio e disagio generalizzato. Ma solo ora - si lamenta - ho l’onore di essere ascoltato». Sì, perché il Csm, dove le correnti di sinistra Magistratura democratica e Movimento per la giustizia difendono Woodcock a spada tratta, finora è intervenuto ben poco in questo senso. Mentre ha tempestivamente ascoltato il pm anglonapoletano quando per ben 2 volte si è rivolto all’organo di autogoverno, sia per il Savoiagate sia per Vallettopoli, chiedendo di essere tutelato dagli attacchi contro di lui. Forse adesso ad essere tutelati saranno i cittadini.