Dopo gli scoop, il crac: Wikileaks fa la colletta per sopravvivere

Il sito famoso per aver pubblicato dossier scomodi per il Pentagono in Afghanistan e Irak si appella alle donazioni dei lettori. E il fondatore Assenge pensa di rifugiarsi in Svizzera per motivi di sicurezza. O a Cuba...

Dopo gli scoop, l'acqua alla gola. Wikileaks, il sito internet famoso per aver rivelato i segreti più compromettenti del Pentagono in Afghanistan e Irak ora lancia un disperato appello per raccogliere fondi. Sullo stesso sito warloags.wikileaks.org vengono elencati i modi con cui sostenere l'organizzazione fondata dall'australiano Julian Assenge, che ha pubblicato prima 77.000 file segreti sull'Afghanistan e dopo quasi 400.000 documenti sull'Irak.
«La nostra organizzazione - si legge nell'appello - esiste grazie al lavoro di molti volontari che hanno contribuito con migliaia di ore di lavoro a costruire Wikileaks dal nulla. Ma abbiamo ancora bisogno di donazioni per pagare i computer, esperti programmatori e altre fatture. Scegli tu quanto donare, noi non ti diciamo nulla. Fai solo quello che ritieni giusto».
Il fondatore valuta inoltre la possibilità di trasferire in Svizzera le attività del sito e di chiedere qui asilo politico. Lo scrive Swisinfo online. Protetto da importanti misure di sicurezza, Assenge è stato invitato in Svizzera dall'Istituto internazionale per la pace, la giustizia e i diritti umani in occasione della presentazione del primo rapporto sui diritti umani trasmesso dagli Stati Uniti alle Nazioni Unite. In un'intervista alla Televisione della Svizzera francese la mente di Wikileaks ha affermato di considerare seriamente la possibilità di trasferire le attività - o parte di esse - del suo sito internet nella Confederazione elvetica e di chiedere persino asilo politico: «Ci sono soltanto tre paesi al mondo in cui ci sentiremmo sicuri: la Svizzera, l'Islanda ed eventualmente Cuba, fino a quando non pubblicheremo niente su Cuba». Naturalmente.