Scoop dell’Unità «Gesù Cristo era di sinistra»

Leggiamo sulla prima pagina dell’Unità di ieri (in questo periodo l'Unità è un giornale piuttosto interessante, se sapete leggere tra le righe compratelo qualche volta) un’intervista a monsignor Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, nella quale l’anziano prelato sostiene che «Cristo era di sinistra», una cosa che peraltro ha detto per tutta la vita.
Nel titolo di prima pagina non è però richiamato il fatto (nella pagina interna sì) che secondo Bettazzi a dire quelle parole sarebbe stato nientemeno che papa Giovanni XXIII: «Gesù aveva posizioni che oggi chiameremmo di sinistra». Una frase che, peraltro, i biografi e gli stretti collaboratori di papa Giovanni non ricordano.
Bettazzi esprime la sua giusta preoccupazione soprattutto riguardo ai giovani, manipolati da un sistema dell’informazione globale che annulla ogni pensiero ed è totalmente in mano ai potenti e ai loro interessi. E cita la frase di papa Giovanni (sic) per contestare un certo rattrappimento, che vede nella Chiesa, sulla «morale individuale» a scapito di quella «sociale, che sfocia nel politico».
Il suo ragionamento fila secondo una chiave marxista che invano cercheremmo in un politico della sinistra di oggi. Mutatis mutandis, siamo ancora alla divisione del lavoro, alla proprietà dei mezzi di produzione (oggi d’informazione), all’alienazione della condizione (leggi: sottoproletariato) giovanile e alla necessità della politica come azione di sovvertimento. Anche un fenomeno in realtà assai complesso come quello della globalizzazione viene letto dal prelato secondo la vecchia, collaudata chiave ideologica.
Quanto alle posizioni di sinistra attribuite a Gesù (donde tutto un certo tipo di lettura del Concilio), se papa Giovanni fosse vissuto fino al 1967, meglio ancora al 1972, forse si sarebbe ricreduto. Il conflitto arabo-israeliano, come si chiamava allora, stabilì, ai nostri occhi miopi, alcune semplici equazioni: Israele era di destra, i Palestinesi erano di sinistra. E così è stato per lunghi anni, fino all’intifada e oltre.
Se però trasferissimo il conflitto al tempo di Gesù dovremmo rovesciare l’equazione e dire che gli ebrei (indipendentisti) erano di sinistra e i romani (invasori) di destra. Quindi, poiché furono gli ebrei a uccidere Gesù - in nome della libertà del popolo - possiamo anche dire che a uccidere Gesù furono quelli di sinistra, mentre quelli di destra stettero solo di sorveglianza, perché non volevano rogne.
Ergo, a uccidere Gesù fu la sinistra.
Era uno scherzo, s’intende. Solo per dire quante sciocchezze si dicono a commento di altre sciocchezze! La stessa frase attribuita a papa Giovanni, tolta dal contesto in cui fu detta (se fu detta), è una sciocchezza. Gesù di sinistra, Gesù di destra: piantiamola, per favore! Già viene insultato da tutte le parti, già molti rappresentanti della Chiesa seguono la sua stessa sorte e ridicolizzati nelle mostre d’arte e nelle manifestazioni «alternative».
Quello del Gesù di destra/sinistra è un giochetto che può costare caro, e che viene giocato più di quanto si pensi. Da un lato l’odio per la Chiesa rischia di diventare un tema comune a tutto il mondo globalizzato, dall’altro però si può salvare la riserva indiana del Buon Gesù, che porta il panettone a Natale ed è tanto buono con i poveri. Si può gridare «liberate padre Bossi» e al tempo stesso ritenere le missioni un sottoprodotto del colonialismo. Un Gesù a due velocità, insomma: spezzettato come lo è tutto nel mondo di oggi. Chi s’illude di combattere la globalizzazione con l’ideologia stia attento, perché così facendo di solito si ottiene il risultato opposto.
Lasciamo stare la logica delle contrapposizioni, una volta tanto. La Chiesa ha a cuore la morale individuale, perché la persona umana è il primo bene da salvaguardare, ma ha sempre saputo che senza una dimensione sociale i valori cristiani (carità, gratuità, condivisione) sarebbero banali sentimenti. Così, quando la complessità del mondo cominciò a interrogare la Chiesa in cerca di risposte, nacque la Dottrina Sociale.
Che la Dottrina Sociale sfoci in una scelta di parte politica - Bettazzi tira tutto il suo ragionamento in quella direzione - è però una falsità dovuta all’incapacità di liberarsi dalle vecchie categorie di pensiero, oggi del tutto vuote. Bettazzi cita ancora, dopo tanto tempo, la Conferenza Episcopale di Medellín, anno 1968, in cui fu detto che «bisognava incominciare a vedere le cose con gli occhi dei poveri»: e nacque così la Teologia della Liberazione.
Già. «Con gli occhi dei poveri». E così chi, a quel tempo, e anche negli anni successivi, diceva che bisognava vedere le cose (ivi inclusi i poveri) con gli occhi di Cristo, si sentì dare persino del fascista.
Per fortuna oggi tante persone appassionate al sociale, intelligenti e realiste, hanno abbandonato tutta questa farraggine. E speriamo davvero che, nostalgie senili a parte, sia morta per sempre.
Luca Doninelli