Scopelliti re di Reggio Calabria

Il sindaco uscente della Cdl sfiora il 70%. Il vincitore: "Premiato il progetto che abbiamo proposto alla città". Lo sfidante Lamberti Castronovo: "Voto di scambio, la magistratura intervenga"  Affluenza alle urne da record, sfiorato l’82%

Milano - Più di quaranta punti di scarto: il boccone avvelenato tocca al centrosinistra, che a Reggio Calabria ha assistito al trionfo del sindaco uscente di An, Giuseppe Scopelliti, confermato al primo turno con quasi il 70% a un decimo delle sezioni scrutinate. Il candidato dell’Unione, Edoardo Lamberti Castronovo, si deve accontentare del 27%, mentre gli altri tre candidati raccolgono solo briciole.

La vittoria di Scopelliti, nella città che ha fatto registrare l’affluenza più alta d’Italia (81,9%) tra i Comuni interessati alla consultazione amministrativa, era nell’aria, sebbene le proporzioni della vittoria siano state più schiaccianti del previsto. Per il 40enne Scopelliti, cresciuto nell’Msi con un passato da presidente del Consiglio regionale e due anni da assessore regionale al Lavoro, una carriera in Alleanza nazionale e una forte amicizia con il presidente di An Gianfranco Fini, è un successo personale, prima ancora che delle 21 liste che lo hanno appoggiato. Giovane promessa del basket, Scopelliti è uno dei giovani cresciuto nel mito degli anni ’70, quando la città urlava «Boia chi molla» alla polizia, in mezzo ai carriarmati e alle molotov. Scopelliti ha scelto di restare, anche per fermare l’emorragia di generazioni di reggini in cerca di fortuna e schiacciati dal miraggio della ’ndrangheta.

Per chi ha è rimasto i cinque anni di amministrazione sono stati una sfida, stravinta con un cocktail di fortuna e azzardo. Come il dissalatore, che ha ridato l’acqua potabile a mezza città, la raffica di iniziative culturali (come il festival del Cinema) e alcune bizzarre scelte di «marketing». Come quando lo scorso settembre, durante la Notte Bianca, Scopelliti è riuscito a portare in città decine di «vip», dai cavalli di razza della scuderia di Lele Mora (da Costantino Vitagliano alle Meteorine, da Nina Moric a Daniele Interrante) al toro loco Piero Pelù. E a farli scorrazzare tutta la notte sulla via principale del centro. Sul successo di Scopelliti ha anche «pesato» la salvezza della Reggina, rimasta in serie A nonostante gli 11 punti di penalizzazione, e i trecento posti di lavoro finanziati dal Decreto Reggio, nei mesi scorsi al centro di una delle puntate di W l’Italia, il programma di Riccardo Iacona andato in onda su Raitre. Politica e lavoro. Un binomio che in riva allo Stretto, dove la percentuale di disoccupazione giovanile sfiora il 75%, nell’urna fa la differenza.

Tanto da costringere lo sconfitto Lamberti Castronovo a parlare apertamente, davanti ai microfoni di Sky, di pesanti sospetti di inquinamento del voto e a denunciare «una politica clientelare» messa in atto dall’amministrazione Scopelliti, durante tutti i cinque anni di gestione. «C’è stato un voto di scambio, deve intervenire la magistratura», ha detto Lamberti, magnate della sanità privata in città e editore di una Tv locale nata sotto il segno dell’Ulivo negli anni ’90. «Il voto è stato monetizzato - ha aggiunto - Scopelliti ha imposto una candidatura “manifesto” a molte persone alle quali ha promesso un lavoro».

Scopelliti non si è scomposto: «Lamberti? Andrebbe ricoverato d’urgenza. Per fortuna il suo pensiero è isolato e non rispecchia quello della sua coalizione, visto che alcuni prestigiosi esponenti del centrosinistra (che governa la Regione e che solo un anno fa hanno conquistato la Provincia con il 66%, ndr) mi hanno già chiamato per farmi i complimenti. I 7 punti percentuali in più rispetto alle liste Cdl che ho ottenuto “da sinistra” dimostrano la bontà del progetto che abbiamo proposto. Lamberti ha perso così perché era inadeguato».

La crisi dell’Unione a Reggio Calabria sta tutta in quest’impietosa disamina elettorale. La candidatura di Lamberti non è andata giù a diversi politici locali, che ieri hanno preso le distanze dalla sconfitta: «Lamberti è espressione dei Ds», commenta Demetrio Naccari Carlizzi, che cinque anni fa venne sconfitto da Scopelliti e che da poco ha strappato il partito al vecchio gruppo dirigente della Margherita che fa capo all’onorevole Maria Grazia Laganà (la vedova di Franco Fortugno, il vicepresidente della Regione ucciso dalla ’ndrangheta nel 2005, ndr). E già volano gli stracci. «La Laganà? Del suo impegno elettorale - conclude Naccari - non si è ancora compresa la portata». Per Margherita e Ds la sconfitta spalanca ancor di più il baratro aperto dopo la nomina del governatore calabrese Agazio Loiero nel coordinamento del Pd. Più di mille amministratori hanno creato una minacciosa fronda, il numero uno dei Dl calabresi Franco Bruno, si è autosospeso nei giorni scorsi per un «disappunto fortissimo e diffusissimo». Forse anche per questo motivo il potente viceministro «reggino» dell’Interno, Marco Minniti, si è tenuto ben lontano dallo Stretto.