La scoperta del Brasile, àncora di salvezza della «corporate» Italia

Agli stranieri il presidente Lula offre una «torta» di investimenti da 250 miliardi di dollari

da Milano

C’è sempre più Brasile nel business italiano e per alcune grandi aziende, come la Fiat, i risultati conseguiti nel Paese sudamericano sono fondamentali per far quadrare i conti: l’utile operativo della divisione Automobiles, secondo le stime degli analisti, deriverebbe per circa tre quarti proprio dall’area del Mercosur; 605 milioni su 803 nel 2007. Ma non è soltanto il gruppo di Torino a considerare il Brasile al centro delle proprie strategie. A danzare il samba sono anche Pirelli Tyre, Brembo, Tim, Impregilo, Italplan, Finmeccanica con gli elicotteri AgustaWestland e Cremonini (joint-venture con il big locale della carne Jbs). Altri, per esempio Atlantia, la holding che controlla Autostrade per l’Italia, guardano alla realtà sudamericana con interesse, pronti - come ha ricordato il presidente Gian Maria Gros-Pietro - a sfruttare i vantaggi della crescita economica nonché «della solida tradizione di rispetto degli impegni».
A rendere il Brasile ancora più attraente, anche se gli analisti del Crédit Suisse vedono nella crescita dell’inflazione una minaccia da non sottovalutare, è l’ottimismo con cui il presidente Luiz Ignácio Lula da Silva ha presentato le stime di crescita alla comunità finanziaria di San Paolo, la cui Borsa è diventata la quarta al mondo per volume d’affari. Secondo Lula la crescita sostenibile del Paese continuerà per altri dieci anni «senza rincari dei prezzi». Il capo dello Stato ha definito il Paese una potenza, anche sull’onda dell’entusiasmo per la scoperta al largo delle coste di nuovi giacimenti di petrolio «che raffineremo in loco allo scopo di garantire introiti nei settori navale e petrolchimico». In questo scenario l’Italia rappresenta un’opportunità per il Brasile, che ha dedicato ai rapporti con il nostro Paese un ampio capitolo nel Pac (Piano di accelerazione della crescita) varato nel 2007. Il governo sudamericano ha infatti messo globalmente a disposizione una torta da 250 miliardi di dollari, quante sono le risorse a disposizione fino al 2010 per l’ammodernamento e la realizzazione di nuove infrastrutture. E un’abbondante fetta di questa torta, a Brasilia sono sicuri che sarà «tagliata» dalle imprese con la bandiera tricolore. Impregilo, per esempio, realizzerà una diga alta 60 metri e lunga 540, oltre a una centrale idroelettrica da 1.087 megawatt. L’operazione vale per Impregilo, che opera come capofila in un consorzio insieme alla società carioca Oas, 230 milioni di euro. Porteranno invece la firma di Italplan i 403 chilometri di ferrovia che collegheranno San Paolo con Rio de Janeiro. Il progetto della società italiana è stato preferito a quello di concorrenti del calibro di Siemens.
È comunque l’automotive il settore dove il Brasile agisce come vera locomotiva. Ne sa qualcosa Fiat Group su cui, nelle scorse settimane, un report del Crédit Suisse ha sottolineato una sorta di dipendenza dal Paese latino-americano. Il Lingotto è considerato il marchio europeo con la maggiore esposizione al mercato dell’auto brasiliano, il cui contributo alla redditività è determinante. Le prospettive torinesi (più 32% l’aumento dei volumi nel 2007) sono comunque positive, sentendo Cledorvino Belini, ad di Fiat Auto per l’America Latina: entro il 2010 il mega-impianto di Belo Horizonte, insieme a quello argentino di Cordoba (il piano di rilancio prevede la realizzazione di 220mila veicoli l’anno), sarà messo nelle condizioni di produrre un milione di veicoli l’anno. Anche Iveco (più 45% le vendite nel 2007 in America Latina) ha deciso di accelerare in Brasile. Il numero uno Paolo Monferino ha appena annunciato investimenti per 220 milioni allo scopo di adeguare il polo di Sete Lagoas, e le altre fabbriche in Argentina e Venezuela, ai nuovi piani di sviluppo. Nella partita brasiliana gioca anche Pirelli, in continua crescita nel settore degli pneumatici grazie ai pesanti investimenti effettuati. Per la Bicocca, guidata in Sudamerica dallo spagnolo Carlos Redondo (presidente) e dall’argentino Guillermo Kelly (neo ad), l’area rappresenta il 28% del giro d’affari, e il Brasile di questo 28% conta per oltre l’80 per cento. Da questo Paese la Pirelli esporta gli pneumatici in Usa, Africa ed Europa. Anche la Brembo di Alberto Bombassei ha trovato nello Stato carioca una forte spinta (più 46% nel 2007) dei propri ricavi.
Con il settore automotive pure quello delle tlc vive un momento favorevole. Cresce la domanda nella telefonia mobile (più 23,2% al 31 marzo scorso) e Tim Brasil (Telecom Italia) ha consolidato la sua posizione di secondo operatore raggiungendo 32,5 milioni di linee (più 23,7% rispetto al 31 marzo 2007) su un totale di 125,8 milioni. La quota mercato di Tim Brasil, unico operatore in grado di coprire l’intero territorio, è pari al 25,9%, con ricavi consolidati nel primo trimestre dell’anno a 1.224 milioni di euro (più 4,7%).
Lo scorso anno il flusso di investimenti esteri in Brasile è stato di 35 miliardi di dollari. Quadro economico e risanamento delle finanze avvenuto hanno convinto S&P a promuovere la politica di Lula: il voto sulla pagella è così salito a BBB-.