Alla scoperta del cosmo armati di pennello

Protagonista è il cosmo. Raccontato, descritto e interpretato da otto diversi artisti che offrono ai visitatori la loro personale visione dell’universo. Ad aprire il percorso espositivo della collettiva The big bang, il cosmo visto con gli occhi dell’arte, al museo Carlo Bilotti fino al 19 ottobre, è un’installazione di James Turrell, fra i primi artisti negli anni Settanta ad affrontare in chiave scientifica il rapporto con la volta celeste. Accoglie così i visitatori un grande puzzle di immagini (3 metri per 9) nato da una foto aerea. Roden Crater, questo il nome dell’opera, raffigura un vulcano dell’Arizona, spento da oltre 500mila anni e dal ’74 trasformato in un osservatorio dal cui interno è possibile esplorare il cosmo. «Per questa mostra - spiega il curatore, Gianni Mercurio -, ho raggruppato diversi nomi americani, che non hanno mai esposto a Roma, ma anche italiani, tutti comunque rappresentativi di come gli artisti contemporanei interpretano il cosmo». Spazio allora ai lavori in olio su lino di Ross Bleckner che propone due grosse tele dove è la luce a essere la metafora del momento di passaggio dalla vita e la morte. Per Peter Halley, invece, il cosmo è sinonimo di colori vivaci e geometrie. La sua installazione, infatti, è realizzata con 21 pannelli che occupano due intere pareti dove però l’unità dell’opera è sottolineata dalla compattazione delle diverse tele dipinte su telai autonomi. Coniugando esperienze artistiche diverse, che vanno dal pop al minimalismo, l'artista newyorkese ha realizzato per la mostra questo lavoro dominato da colori vividi, ben definiti e ricco di complesse rappresentazioni geometriche. L’approccio di Robert Longo al cosmo è diretto e realista. La volta celeste, i pianeti, le galassie e le esplosioni atomiche sono rappresentate nei suoi cinque lavori a carboncino, rigorosamente in bianco e nero, come un universo minaccioso, quasi immobile. Descrive, invece, un cosmo in movimento, quasi irraggiungibile la grande tela di Domenico Bianchi con la stessa impronta trascendentale che si può ammirare anche nei lavori di Alberto Di Fabio. Una originale visione del cosmo è fornita poi dall’installazione di Mario Dellavedova, costruita con un grezzo tessuto sul quale è applicata la scritta che dà il nome all’opera I buchi neri realizzata con lettere al neon. Chiude la collettiva il video della pakistana Shahzia Sikander. La mostra è aperta dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19, il costo del biglietto è 6 euro.