Alla scoperta dei borghi fortificati della Lombardia

157 le città murate, Bergamo la più nota, Castellaro la più romantica: guarda un lago a forma di cuore

Ci sono bastioni e cerchie murarie «ticket esenti» in Lombardia. Una buona ragione per fuggire, anche per un giorno, dal capoluogo «tassato» e dirigersi verso questi scrigni preziosi di arte e storia. Forse non ci scommettereste, ma sono ben 157 i borghi fortificati ancora esistenti in Lombardia: non che esista un loro registro ufficiale, dato che in alcuni casi è solo la parete di una mura o di un castello ad essere sopravvissuta all’usura del tempo e dell'uomo. Eppure tanto basta a stupirsi di come la dura pietra possa piegarsi alla bellezza e la tradizione annovera 24 borghi murati nella provincia di Bergamo e altrettanti a Como, 42 a Brescia, 10 nella zona di Cremona, 26 a Mantova e dintorni, 8 a Milano, 13 a Pavia, 4 a Sondrio e 6 a Varese.
Ma se tutti abbiano dimestichezza con le mura dei più grandi capoluoghi lombardi - chi non ha parcheggiato o almeno tentato di farlo, lungo le mura che cingono Bergamo Alta o fuori porta Torre a Como - sono i borghi più piccoli a ridarci la dimensione dello spazio entro il quale queste pietre sapevano garantire sicurezza e tranquillità.
Un itinerario in tre tappe tocca tre fra i più bei borghi murati di Lombardia. Fra gli scorci più suggestivi del mantovano, ecco Castellaro Lagusello, castellaro.it, una piccola frazione di Monzambano, anch’essa murata: affacciata su un piccolo lago che sembra a forma di cuore, Castellaro è incorniciata dall’anfiteatro morenico che racchiude il Garda. Le sue mura, ancora intatte, come parte del castello, risalgono al 1100 e alla volontà degli Scaligeri di fortificare il confine del loro territorio. Rocca e borgo furono poi contese da Visconti e Gonzaga e finirono nel 1600 nelle mani della Serenissima.
Altre belle mura «di provincia» sono quelle di Sabbioneta, Solferino, Castiglione Mantovano, Rivarolo e Villimpenta, ma il nostro viaggio sconfina nel Cremonese. Qui sono Soncino e Pandino ad essere famose per le loro rocche, ma è Pizzighettone, gvmpizzighettone.it, ad assicurarsi la scena quando si parla di cinta muraria militare: caposaldo dello scacchiere difensivo visconteo-sforzesco a cavallo dell’Adda, la città era già romana e si chiamava Forum Juguntorum come ricorda Strabone. I romani sono stati, fra l’altro, un popolo di ottimi architetti: i loro quadrati urbani, a immagine e somiglianza dei castra, furono spesso inespugnabili. Perfino la misura è ricorrente: 350-360 ettari di lato. La cerchia di Pizzighettone, pur nelle sue numerose modifiche a opera di Visconti e Sforza, conferma queste proporzioni. Unica e originalissima modifica, il rivellino curvilineo di porta Cremona voluto nel 1404 da Cabrino Fondulo, signore di Cremona.
Spostandoci nel territorio di Brescia, accanto a Moniga, Orzinuovi, Passirano e Pozzolengo, è Padenghe a offrire un doppio spettacolo: oltre alle sue mura in ciottoli e al successivo castellino del lato Nord Est, in mattoni e conci, sono i vigneti circostanti a cingere d’assedio e di poesia il borgo. I merli delle mura sembrano guelfi, eppure la cittadine seppe dare rifugio anche ai ghibellini fuoriusciti da Brescia.