Alla scoperta dei luoghi fondati da Ambrogio

In tempi in cui anche il presepe sembra passare di moda, almeno i milanesi possono contare su Ambrogio e la sua tradizione. Molta della sua Milano c'è ancora e si difende nell'urbano guazzabuglio moderno, in cui tanti «ambrosiani» si affrettano e rincorrono.
Innanzitutto le sue chiese: erano quattro ai punti cardinali della città. S. Dionigi è stata demolita per far posto ai bastioni di porta orientale (oggi Porta Venezia). Restano S. Ambrogio (basilica dei martiri), S. Nazaro (apostoli) e S. Simpliciano (vergini), la più giovane delle basiliche, che Ambrogio non vide conclusa (oggi visita guidata alle 16, davanti al sagrato). Oggi hanno un aspetto romanico, parzialmente modificato da come le pensò Ambrogio, ma tutte e tre raccontano del loro grande fondatore. S. Ambrogio nacque per volontà del vescovo accanto a un cimitero cristiano e alla sua basilichetta, S.Vittore in ciel d'oro, oggi inglobata, come una cappella, nella chiesa. Peccato che nella cappella del «ciel d'oro», la luce non funzioni da oltre da due mesi: il mosaico dorato ci ha tramandato uno dei più antichi e autentici ritratti del vescovo e insieme al sarcofago di Stilicone è fra i gioielli più antichi della basilica. Sono posteriori ad Ambrogio invece molte delle altre meraviglie, come l'altare di Vuolvino, il ciborio e ovviamente, il dipinto a cui si affidano tutti gli studenti della vicina università. S. Nazaro sorge, invece, lungo quella «via porticata» per cui Ambrogio, non ancora vescovo, cercò di fuggire da Milano. All'esterno, verso vicolo S. Caterina, occhieggia l'insegna al neon di una nota osteria e un po' di incuria oscura la bellissima abside. All'interno dell'epoca di Ambrogio restano l'impianto a navata unica, parte del pavimento nel transetto destro e, a sinistra dell'altare, l'iscrizione (oggi su lapide moderna) dettata dallo stesso vescovo per la dedica della basilica.
Il centro cristiano della città era l'area dove quasi mille anni dopo sarebbe sorto il Duomo: qui sorgevano già la basilica antica di Santa Maria, e quella nuova di S. Tecla, che Ambrogio completò con un battistero, San Giovanni ad Fontes dove la notte di Pasqua del 387 battezzò Agostino. Oggi per sbirciare questa Milano o si visitano i sotterranei del Duomo o si sbircia dalle vetrate della metropolitana, dove nemmeno un'insegna aiuta ad ascoltare la storia che queste pietre vorrebbero raccontare. Meglio seguire Ambrogio nel suo rifugio dallo stress di milleseicento ani fa, nell'odierna via Peschiera: da quelle parti oggi c’è un grazioso convento, S. Ambrogio ad nemus, in via Melzi d'Eril (per una visita guidata Centro Guide Turistiche 02-85910419, da 6 euro minimo 10 persone).