Alla scoperta delle pianure abissali «imbiancate» dalla neve marina

A una profondità di 4mila metri esistono immense distese di polveri e scheletri di microorganismi

Mentre gli scienziati hanno sempre saputo parecchio sulla vita degli animali accanto alla costa, è estremamente difficile fare ricerche precise nel mare più profondo. I ricercatori oggi sono d'accordo nell'affermare che probabilmente l'uomo non riuscirà mai a catalogare tutte le forme di vita del mare. Un esempio? In tre metri cubi di barriera corallina nel territorio della Nuova Caledonia, nel Pacifico Meridionale, una ricerca accurata ha recentemente trovato ben 130mila molluschi appartenenti a 3000 specie diverse. Molte delle quali assolutamente sconosciute fino a quel momento. Abbastanza per poter scommettere che il mare ci riserva ancora molte sorprese. Anche perché il paesaggio sottomarino è davvero molto vario, fatto com'è di altissime montagne, di taglienti e ripidi bordi dei continenti, di enormi e profondissimi abissi. Ambienti molto particolari, ognuno dei quali va studiato in modo diverso.
Le zone senza dubbio più interessanti, per gli scienziati, sono le pianure abissali. Sono le zone «lisce» del fondo del mare, a una profondità media di circa 4000 metri tra un continente e l'altro: perfettamente lisce perché sono il risultato dell'accumulo di milioni di anni di «neve marina». Di cosa si tratta? Semplicemente, di tutti i materiali che sono sospesi e disciolti nell'acqua del mare: scheletri di microorganismi, polvere, feci, granelli di sabbia, polline e sostanze inquinanti. Fiocchi di materiale che diventano spesso la casa di microbi e altri organismi. In questo ambiente ricchissimo di nutrimento vivono più di 100mila specie. Non è un'esistenza facile. Il buio è assoluto, prima di tutto: la luce del sole non riesce a penetrare fino a quella profondità. L'acqua, poi, pesa moltissimo sugli animali che vivono sul fondo: un uomo ne sarebbe schiacciato in meno di un secondo, come un palloncino. È difficile, se non impossibile, studiare da vicino queste enormi regioni: gli scienziati si limitano a osservarle dall'alto attraverso gli strumenti dei satelliti.
Tra il fondo del mare e la superficie spesso ci sono chilometri di acqua. La zona forse più interessante per gli scienziati è quella delle cosiddette acque centrali, tra i 10 e i 200 metri di profondità, dove la luce del sole penetra ancora. La luce permette alle alghe di crescere: e così queste acque sono molto ricche di nutrimento per pesci e altri animali. In questa zona vivono più di 50mila diverse specie di plancton, piccolissimi organismi che si incaricano di trasformare l'anidride carbonica in ossigeno. E che sono il nutrimento di altri piccolissimi crostacei, detti krill, che nuotano continuamente e che sono, per esempio, il nutrimento principale delle grandi balene. Più di ventimila diverse specie di animali nuotano continuamente in queste acque: c'è il più grande mammifero (la balena azzurra) e il più grande pesce (lo squalo balena).
Degli animali che popolano queste acque non si ancora quasi niente: i pesci si muovono liberamente sotto la superficie del mare, ed è difficile verificare i loro spostamenti. Le balene, per esempio, si spostano senza mai stancarsi a circa 30 chilometri all'ora: una velocità che permette loro di percorrere gli oceani del pianeta più volte all'anno. E le ricche distese di plancton, mosse dalle correnti, in dodici mesi possono spostarsi di migliaia di chilometri. Sotto ai 200 metri di acqua illuminata, 4000 metri di buio profondo. In questo ambiente ostile vivono almeno 20mila specie: crostacei e pesci soprattutto, ma non mancano meduse e molluschi. Nelle acque vicine al fondo, infine, centinaia di migliaia di specie. Molte resteranno per sempre sconosciute: altre, catturate e portate in superficie, saranno irriconoscibili. Perché gli organismi progettati per sopravvivere sotto tonnellate di acqua non possono sopportare, improvvisamente, di essere «alleggeriti». Ma il fondo marino, in certe zone, è tutt'altro che un luogo tranquillo. Lungo le dorsali oceaniche, infatti, tra le rocce si aprono grandi spaccature. Da questi grandi «tagli» della crosta terrestre esce lava, che proviene direttamente dal nucleo liquido del nostro pianeta. Quando viene a contatto con l'acqua del mare, la lava si solidifica e diventa pietra. Contemporaneamente la stessa acqua viene riscaldata, e arricchita di sostanze e di gas viene «sparata» verso l'alto. In questo modo si crea una piccola «isola» di acqua relativamente calda, dove per alcuni animali è più facile vivere. Queste isole, scoperte negli anni '70 dai primi sottomarini oceanografici, sono state chiamate oasi profonde, e sono ricchissime di forme di vita finora sconosciute. Nell'oscurità più totale, infatti, vi vivono enormi molluschi, simili ai nostri mitili, e lunghi e coloratissimi animali simili a vermi. Una novità? Tutt'altro: i primi esempi di comunità di questo tipo sono stati ritrovati sotto forma fossile, cioè pietrificati, anche in Italia, e precisamente sugli Appennini. Quando il nostro Paese era solo una striscia di vulcani sommersi, milioni di anni fa, isole di questo tipo c'erano anche da noi.
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