Scoperta la molecola che riduce i grassi nel corpo

Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato la proteina che aumenta il dispendio energetico

da Milano

Uno studio di ricercatori italiani ha individuato una molecola in grado di aumentare il dispendio energetico e diminuire la massa grassa. La scoperta si può considerare un passo importante per lo sviluppo di nuovi farmaci contro l’obesità.
Lo studio, presentato da Rita Levi Montalcini e pubblicato sulla rivista internazionale americana Proceedings of the National Academy of Science, è stato realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr, guidato da Alessandro Bartolomucci, da poco entrato a far parte del Dipartimento di biologia evolutiva e funzionale dell’università di Parma, e da Anna Moles. Utilizzando le moderne tecniche di proteomica, cioè di identificazione e caratterizzazione delle proteine, il gruppo di ricerca ha identificato per la prima volta, nel cervello del ratto, un peptide, Tlqp-21, una piccola proteina di 21 aminoacidi, derivato dal gene «vgf». Questo peptide, somministrato nei ventricoli cerebrali di topi normali, incide sul metabolismo aumentando il dispendio energetico, la temperatura corporea e i livelli plasmatici di adrenalina e, quindi, diminuisce la quantità di massa grassa.
A seguito di questi risultati i topi sono stati sottoposti a un’alimentazione ricca in grassi e poi trattati con la molecola Tlqp-21. «L'effetto - spiega Bartolomucci - è stato sorprendente: il peptide era in grado di prevenire le prime fasi dell’obesità indotta da una dieta ricca di grassi (che invece si sviluppava nei topi non trattati). Nonostante la quantità di cibo ingerito fosse identica, grazie alla molecola il peso restava invariato, così come il peso della massa grassa e i livelli circolanti degli ormoni leptina e grelina».
La prospettiva è incoraggiante: «I risultati ottenuti - conclude Bartolomucci - permettono di stabilire che Tlqp-21 stimoli il sistema nervoso autonomo e determini un aumento di dispendio energetico e può quindi essere considerato un target promettente nello sviluppo di nuovi farmaci per limitare l’aumento di massa grassa».